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ZOLA GIUSEPPE.  Brescia, 1672 - Ferrara, 27 marzo 1743.

Nato a Brescia, ma trasferitosi gìovanissimo a Ferrara, fu educato all'arte da G.C. Avellino, ed a Ferrara svolse la attività fino alla morte.

Attività coneretizzatasi in due produzioni ben illustrate da Stefano Fenaroli che di lui dice: colla prima seppe attenersi ad un genere studiato e diretto da ottimo gusto; colla seconda maniera s'abbandonò ad un fare libero e franco, affrettando il suo pennello, facendo più conto di tinte vaghe e brillanti, amando il dipingere prestamente.

Spalmava a tal uopo per maggior sollecitudine le sue tele con certa creta, sopra cui passava con olio e sulla medesima senza perder tempo disegnava le sue vedute.  Pigliava un lordo pennellaccio, e senza riguardo nettava lo stesso dove prima avea disegnato.  Principiava di poi con molto colore a formare un'aria azzurra, sopra cui faceva comparire lucidissime e squarciate nubi sino all'orizzonte.  Innalzava monti, collinette, fabbriche, unendo a meraviglia gli unì cogli altri piani, che nel discendere spontaneo uscivano@ fuori del pennello nella loro novità e naturalezza.  Inzuppava quind'l il solito suo pennello in una tinta di terra verde ordinaria mescolata con carbone, e la spremeva sulla coperta tela.  Apparivano i tronchi d'un tratto, le cascate d'acqua spumeggianti sopra sassi, qui un gruppo d alberi dal vento scossi, di sotto un opaco ed oscuro terreno ed alberi, altri verdi e frondosi, altri secchi; ed eccovi un paese.  Era cosa mirabile vederlo con quel pennello monco e con altri fiacchi battere di punta quelle frasche, e formar piccole macchiette e figure.

A rendere problematico la identificazione di molte opere dello Zola si inserisce la diatriba mossa dal Gelger che modificò alcune attribuzioni (Magnasco) e propose quale autore di alcuni paesaggi dati al nostro pittore un certo Angelo Visoni (v.) considerato un falsario.

Al di là delle dispute resta la convinzione di altri noti studiosi, fra i quali Emma Calabi che così si espresse: fecondo e fantasioso creatore, più che osservatore, il pittore bresciano è perfettamente ambientato in seno a quella corrente naturalistica che nel Sei-Settecento diede al paesaggio nuovo e più ampio significato.

Opere di questo artista, ancor oggi in attesa di definitivo studio, che renda appieno la sua personalità, restano a: Ferrara, nella chiesa di S. Michele, in Municipio, nella casa dell'Arlosto e nella Pinacoteca che ne custodisce anche l'Autoritratto.

Sempre a Ferrara vari paesaggi con figure, donne o scene sacre, sono nello zuccherificio Bonora, nonché in collezioni private.  A Ferrara Giuseppe Zola fu tumulato nella chiesa dei Padri Teatini.

BIBLIOGRAFIA

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(Riprodotto in «Arengo», a. 1, marzo 1935).

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