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VIMERCATI GIANNETTO.  Brescia, 14 agosto 1888 - Ome, 13 luglio 1944.

Da Ottavio e da Erminia Rauti, in via Garibaldi, 4, nacque Giannetto Vimercati nella nostra città; la sua vita trascorse tuttavia nella signorile casa di via delle Battaglie del rione antico dove la famiglia si trasferì sul fare del secolo e dove il giovane tenne studio, fino alla morte.

Giovanissimo, Vimercati frequenta l'ambiente artistico cittadino; occupato com'è con i fratelli Dante, Francesco, Gino e Angiolina nell'azienda patema che pur trasformata, ancor oggi ha notevole risonanza in città, non tralascia occasione di dedicarsi alla pittura.

Amico d'artisti, Umberto Franciosi lo ritrae in un pastello dalla chiarità inusitata (1912). t ormai la vigilia degli studi compiuti nella irrequieta Monaco di Baviera (1912-1913) testimoniati dalla tela Marien Platz colta nella fantasmagoria di luci e ombre camevalesche, presaga tuttavia degli eventi che s'addensano tragicamente sull'Europa.  Quel riverberi di «ricerche lumlrìlstiche letterarie dal fare Klimtesco» restano a provare con quanta attenzione Vimercati ha guardato le espressioni del mondo pittorico più avanzato.

Ritmi arborei all'alba riecheggiano invece un certo mondo pittorico segantiniano cui s'accosta una cartolina, inviata alla Madre nel 1917, dove l'artista nostro ha tracciato con inchiostri colorati un paesaggio alberato a provare il vivo interesse per le note esperienze di Gaetano Previati.  Il tratto breve, scandito ricrea luminosissimo cielo intravisto oltre le chiome alte del bosco, oltre l'arabescato intrecciarsi del rami contorti.

Al ritorno dal fronte, evidente è l'inserimento nel clima artistico cittadino, con la partecipazione a mostre allestite nel Ridotto del Teatro Grande (1919) dove espone opere quali L'allarme, Trasparenze e Vento costruite con «singolare gusto e sicurezza».

Il breve, lusinghiero giudizio assume significato se si pensa che Vimercati è accanto a numerosi anziani dell'arte bresciana: Castelli, Bertolotti, Pasini, Ronchi, Cresseri, Barbieri e in gara con le promesse: Vincenzo Pini, i fratelli Mozzoni, Arturo Firmo, G.B. Bosio, Arturo Bianchi e lo sfor-tunato Lucini, meritevole di più approfondita conoscenza.  Tutti questi artisti il pittore nostro incontra in seguito anche in occasione di esposizioni all'Arte in famiglia, indimenticato cenacolo sostenuto e vivificato dalla passione di Carlo Manziana.  Altra evidente prova del progredire artistico di Vimercati è la presenza alla vasta rassegna del paesaggio italiano sul Garda, ordinata in Villa Alba di Gardone R. nell'invemo 1920-1921.

Quattro sue opere sono accolte: Adamello, Temporale sulla Presolana, Presolana, Il mio giardino notate dalla critica anche se tele di insigni pittori attraggono maggiormente l'attenzione del visitatori e degli appassionati.  L'arte tutta d'Italia infatti par essere rappresentata nella mostra gardesana: da Fontanesi ad Avendo, da Delleani a Tranquillo Cremona, con Ranzoni, Segantini, Mosé Bianchi, Gignous, Previati, Gola, Carpi, Marussig... per citare soltanto alcuni dei più noti nonni, mentre il gruppetto bresciano è rappresentato da Filippini, Soldini, Bertolotti, Cresseri, Bosio, Vecchia, Togni, Fiessi...

Queste apparizioni, seguite da partecipazioni a concorsi e sindacali, pongono in evidenza l'arte di Vimercati il quale, abbandonate le reminiscenze accademiche, e con esse le rivoluzioni pittoriche che avevano alimentato i primi suoi passi artistici, par esprimersi più semplicemente affiancandosi agli amici Piero Galanti e Arturo Vemi.

All'opera del primo sono collegabili i toni fondi del verdi collinari e montani, a quella del secondo i tersi, luminosi cieli riflessi nella distesa del Benaco.

L'attività del pittore s'altema infatti essenzialmente nella ricerca di visioni gardesane e delle vicine valli, per concludersi con la raccolta di fiori di Franciacorta dove sovente fu ospite di parenti.

Il lago ritratto in alcune vaste composizioni dal tocco impressionistico ha grigi riflessi, sommessi e uniformi i verdi della vegetazione; la superficie dell'acqua incisa da lunghi, antichi pontili di legno.  Portese in formato gigante, come osserva Adriano Grasso Caprioli.

Sottile malinconia pervade queste vedute; la stessa malinconia rlaffíora nelle tele più piccole in cui, accanto alle spiagge, si notano alte rocce ricreate plasticamente con rorido impasto.  E se più numerosi sono i dipinti nell'ora in cui i colori si attenuano, i cui le luci effuse congiungono terra e cielo in modulato, finissimo cromatismo, altri fissano contrasti, ricreano i contorni stagliati di precipizi svelati da improvvise luci di tramonti burrascosi.

Le campagne, le colline, le vette riflettono l'amore di Vimercati per la silente contemplazione della natura.  Il paesaggio è reso in atmosfere decantate, con colori puri su cui il cielo depone distesi riverberi.  E il silenzio domina le «nevicate» dove gli alberi spogli tessono trame sinuose di contro a uniformi orizzonti; riaffiora nelle visioni di apportati angoli, densi della intimità d'un breve spazio appena fuori casa dove lo sguardo s'attarda per cogliere il fiorire di siepi, l'allontanarsi d'un viale; nel precipitare del Mella alle sue sorgenti, là dove i cespugli si chinano fino a lambire i massi del fiume frastaglianti l'acqua che si fa spumosa...

Non poche le marine dipinte durante i soggiorni estivi a Cattolica.  V'è in esse il sapore- di sabbia e di vento ricreati con lievi variazioni di grigi e di azzurri composti a larghi piani: spiagge silenti sotto alti cieli percorsi da mutevoli nubi.  La notevole capacità di penetrazione della figura è testimoniata da alcuni Autoritratti posseduti, come d'altronde tutte le opere vedute, dagli eredi.  Il volto pensoso, segnato da lenti sottilmente contornate, emerge da fondi uniformi, plasticame'nte definito.  Una favilla lo sguardo che pare osservare il mondo con curiosità, ma anche con non celata ironia.  Quella ironia che facendosi parola assumeva toni taglienti, grezzi, ma chiari, quando «senza preamboli definiva, difendendo o demolendolo, un dipinto, una statua».

Che Giannetto Vimercati sia stato personaggio vivacissimo lo attesta anche la sua presenza in seno a quel ritrovo fervido che negli anni Trenta fu il «Cantinone» e del quale Angelo Canossi rappresentò fulcro.

Val altresì ricordare la vicinanza amichevole di Vimercati a Giorgio Nicodemi, direttore della Pinacoteca presso la quale resta Paesaggio d'alta montagna; e la benevolenza usata nei confronti di quanti gli chiedevano aiuto per intraprendere la via dell'arte.  Ancora rlaffiora l'ironia: se l'arte è difficile cosa, difficilissimo è guardarsi dagli artisti.

Più che mettere in guardia i giovani amici, la frase amara serviva forse come difesa per l'autore, ferito dalle delusioni della vita, dal mortificante potere giunto anche a Brescia.

Il suo ricongiungersi al naturalismo tradizionale, pur inteso con visione modema, dopo le esperienze vissute a Monaco che lo avevano avvicinato al Futurismo, sta forse a significare quanto vivo fosse il desiderio di pace mai appagato, quanto riaffiorante l'anelito ad una vita in cui prevalgano i più sinceri moti, i più veri.  Nella casa di Ome, ov'era ospite di parenti, a fronte dei bagliori di razzi e bombe, il cuore di Vimercati non resse al pensiero della sua città distrutta; ne fu spezzato la notte del non dimenticato bombardamento.

BIBLIOGRAFIA

Sta in:

R. LONATI, «Mostra postuma di G. Vimercati», Galleria A.A.B., Brescia, 5-17 marzo 1977.

Con elenco delle opere.  Stampa Venturini, Brescia.

Si veda inoltre:

E,C.S.(alvi), Postuma di G. Vimercati, «Giomale di Brescia», 13 marzo 1977.

L. ANELLI, Brescianità di G. Vimercati, «Giornale di Brescia», 4 luglio 1977.

L ANELLI, Il paesaggio di Ome nell'opera di G. Vimercati, «Municipio di Ome», Ome, 29 aprile - 7 maggio 1978.

L. ANELLI, G. Vimercati, «Galleria A.A.B.», Brescia, 7-19 aprile 1979,

E.C.S.(alvi), Mostre d'arte, «Giornale di Brescia», 22 aprile 1979.

L. ANELLI, Postille a R. Venturi, «Commentaii dell'Ateneo», Brescia, 1980.  Passim.

 
 


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