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VIGASIO BRUNO.  Brescia, 3 gennaio 1903 - 26 maggio 1950.

Come in vita Bruno Vigasio ha preferito lavorare sommessamente, così la sua figura riemerge avaramente dall'ombra delle poche carte di lui rimaste.  Tuttavia, se la biografia è scarsamente documentata, numerose tele rimangono a dire il suo mondo pittorico.  Allievo di Emilio Rizzi, del maestro ripete l'entusiasmo per la pittura del passato.  Dipinge la prima tela nel 1938; dal 1946 al 1948 è segretario della scuola serale dell'A.A.ß. e presso la galleria della Associazione partecipa a mostre collettive.  Espone a fianco di Arturo Verni, è presente al primo Premio Iseo, alla iínponente rassegna di duecento opere di artisti bresciani nelle sale della vecchia Posta; a Milano nella Mostra degli artisti lombardi, promossa dalla Famiglia meneghina.  Sue personali sono ricordate a Chiari, in città alla Galleria Vittoria.

Così ci disse di lui Lorenzo Favero: lo ricordo per la sua grande passione per l'arte, per l'accanimento con cui disegnava, per la devozione al' comune maestro e amico Emilio Rìzzi, per l'ammirazione per Boldiní. «Vorrei possedere quella padronanza di mezzi» mi disse un giorno.  In realtà Vigasio era molto avanti nella tecnica; i suoi dipinti erano eseguiti con fluidità e speditezza di tocco, il colore determinato verso i grigi; una tavolozza fine, aristocratica.  Si impegnava a fondo e le sue opere testimoniano questo impegno.

Guardiamole queste opere additateci dal compianto prof.  Favero: sono fiori di campo ordinatamente riuniti in tondi vasi di terracotta, macchie di cadmio e geranio a ricreare margherite e zinnie; tenui toni di bocciolo di garofano e petali di rose. Odorosi fiori colti al limitare d'un cascinale o carpiti al vaso d'un davanzale accanto al quale il pittore ha posato il cavalletto per ritrarre una stalla.  Quanti interni di stalla ha dipinto Vigasio, quante pareti ombrose su cui giuocano riverberi che la finestrella grigliata rimbalza da chiari verdi d'un brano di prato posto a chiudere il piano più lontano del quadro.  E solide mucche e pennuti; piccoli gridi di colore sulla bruna tonalità rotta da grigi pilastri o soffítti a volta a conchiudere la prospettiva.

Distese di prati cui il sole di meriggio dà tepore; cespugli di pendio protesi al torrente nel quale l'acqua si frange sui massi; voci gaie di lavandaie si spargono nel solenne silenzio... fino alla vicine rocciose pareti, alte nell'orizzonte.

Il vepro è vicino.  E l'ora induce al ritorno... Sul tavolo della rustica cucina, fra ruvidi panni le fresche verdure, la brocca di vino ristoratore e il tacchino (disegno nobilissimo di lucente volume) dall'inerte corpo ancora vibrante.  I grigi e i neri ne fanno armoniosissimo ventaglio di piume.  Visioni tutte di Valle Camonica che prevalentemente hanno ispirato il nostro pittore.

Né vanno dimenticati i paesaggi iseani, dai toni vespertini, e i visi di bimbi che, segnati nel disegno dal ricordo di Emilio Rizzi, sono personali per l'attimo ricreato: specchio all'animo meditativo dell'autore.

Appassionato fotografo, Bruno Vigasio con Giorgio Coceva nel 1930 ha dato vita alla «Fototecnica modema» dando impulso alla fotografia a colori, per la quale organizzò anche diverse esposizioni.  Sempre con Coceva creò un procedimento fotografico chiamato «fotocolor» in grado di facilitare la riproduzione su tela o su legno.  L'antica Bottega, attraverso l'attività dei figli, è divenuta la ben nota ditta Vigasio, apprezzata per l'attività di fotocopiatura e per gli articoli per studi tecnici con ampi negozl'aperti in via Musei e via Trento.

BIBLIOGRAFIA

AEQUUS, Duecento opere di artisti bres(,iani, «Giomale di Brescia», 24 ottobre 1945.

E. PASINI, Nel campo dell'arte, «La Provincia di Brescia», 19 gennaio 1948.,

A.A.B., «Mostra postuma dei Soci», Brescia, 3-22 ottobre 1970, Catalogo.

«Enciclopedia bresciana», Ed.  La Voce del popolo, Vol.  IV, p. 272, alla Voce: Fototecnica moderna.

 

 
 


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