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VECCHIA VIRGILIO.  Brescia, 5 maggio 1891 - Poncarale, 8 dicembre 1968.

Dallo zio G.B. Bosio (v.) ha appreso la passione per il colore ed ha colto la possibilità di affinare le naturali doti manifestate fin da ragazzo.  Così, fra le pareti del noto negozio di ferramenta del padre, aperto in via F.lli Porcellaga, con lo zio pittore, spesso ospite dei parenti nelle sue venute in città, si avvicendavano appassionati d'arte, noti artisti.

Quando vede aprirsi la vita, poco più che ventenne Virgilio -V ecchia è combattente.  Sul Carso è ferito due volte, ma tortiera a casa con il grado di capitano.  I tragici fatti vissuti durante la prima guerra mondiale hanno segnato anche la sua visione pittorica; prima rivolta alla resa tonale e quindi fatta più attenta ai nascosti sentimenti.  Il ritorno in città sembra segnare un periodo di riflessione. @ dopo il 1920 che si fanno maggiormente frequenti le sue presenze in mostre.

Serenità, Sera, La cattedrale sono accolte nella vasta prima rassegna del Paesaggio italiano sul Garda, allestita in Villa Alba di Gardone Riviera (Inverno 1920-21).  Dopo d'allora dipinti di Virgilio Vecchia ritroviamo nelle interprovinciali milanesi, nelle sindacali bresciane, fino al 1942, nelle collettive indette dal non dimenticato fotografo e amatore d'arte Dante Bravo che contese ai fratelli Campana la fama di primo gallerista bresciano.

Proprio la «Bottega d'arte», nel 1926 accoglie la prima personale di Virgilio Vecchia; nel 1929 sarà ospite dei Campana, in corso Palestro: venti opere ricordate dal minuscolo catalogo-invito: Ritratto della moglie, due Figure, Paesaggio, Offerta, Giardino abbandonato, Ficri, Ricompensa, Piazza di paese, Il frammento, quattro Nature morte, Paese, Fiori allo specchio, Villa, Roggia lombarda, Libri, Studio di ritratto.  Nelle figure già s'avverte la ricerca della oggettività plastica, sia pure attenuata dal tocco minuto e ravvicinato.  Trascorreranno quasi trent'anni prima di vedere n'unite in mostra così numerose opere: nel 1956 la terza ed ultima mostra personale, ordinata nella «Galleria di piazza Vecchia».  Ventisette dipinti realizzati nell'ultimo decennio e dedicati a temi diversi: mitologia accostata alle nature morte; fiori con paesaggi, il ritratto del coinpianto prof.  Camillo Boselli, che del pittore fu amico fratello.

Numerose sono invece le presenze in collettive; con le già ricordate, sono partecipazioni a Gallarate, Trescore, Bergamo dove nel 1946 Getsemani si evidenze in occasione della Mostra d'arte sacra moderna.  Un'opera, è stato scritto, che richiama la solida base di una piramide umana in cui sono racchiuse, fisse in un pesante sonno, le figure degli apostoli; e l'ispirata testa dell'Orante riporta sì il dramma dello spirito che è pronto, ma pure della carne inferma... Espresso così un esatto senso religioso, il quadro nelle ocre e nel verde lunare accentua il distacco fra terra e l'aldilà.

Ed ancora opere sacre Vecchia espone in mostre allestite in Episcopio all'approssimarsi degli anni Cinquanta.  Sono gli anni in cui il nome del pittore risuona fra noi per motivi diversi: per la raccolta di lontani allievi della Scuola di disegno ricongiunti nelle ripetute edizioni delle mostre del Gruppo B,-uttanome; per la vivacissima polemica che portò all'allestimento di un contro Premio Brescia (1952) con la esposizione di opere dal modulo avanguardistico.  Tuttavia, le più significative tappe della carriera artistica di Vecchia sono rappresentate dalle presenze alle Biennali di Venezia negli anni 1928, 1930, 1936.1 1940 e 1942; alle Quadriennali dì Roma (1935, 1939), al Concorso della Regina, in Roma, alla sindacale fiorentina (1933).

Oltre che alla Pinacoteca Tosio Martinengo, dove sono Ritratto della moglie e Sensole sul lago d'Iseo, sue opere sono in collezioni pubbliche e private, alla Camera di Commercio.  Ma è a Poncarale, dove si è ritirato all'inizio degli anni Sessanta, nella antica dimora che fu della famiglia Poncarali, che resta il più della sua produzione: accostata a numerose composizioni dello zio G.B. Bosio, degli amici Flessi, Mutti, Dolci, Guarnieri, Canevari, Pianeti, G.B. Cattaneo, Pescatori Mario... e poi Lombardi e Filippini, con altri numerosi noti bresciani dell'Ottocento.  Una pinacoteca oggi custodita dal figlio del pittore, Giovanni.  Virgilio Vecchia è stato anche un appassionato intenditore, tanto che il suo nome si accosta a non pochi acquisti dell'avv.  Pietro Feroldi, che ha dato vita alla prestigiosa e rimpianta collezione; così non pochi i ricuperi a lui dovuti, di antichi dipinti in chiese e palazzi bresciani.

L'indiscussa competenza lo aveva portato a far parte di Comitati ordinatori di numerose e indimenticate esposizioni volute dall'Amministrazione civica; da quella dedicata alla Pittura bresciana dell'Ottocento (1934) a quella del Sei-Settecento (1936), a quelle del Rinascimento (1939), del Due-Ottocento (1946), fino alla romaniniana del 1965; così come preziosa fu la collaborazione per l'allestimento delle Gallerie di Palazzo Tosio Martinengo e d'Arte moderna, in via Musei. I suoi meriti ebbero presto riconoscimento con la nomina a Socio dell'Ateneo, nel 1937. I caratteri complessivi della pittura di Virgilio Vecchia, orientati al Novecento, con echi dal maggiori, Tosi soprattutto, per le nature morte e il paesaggio, ebbero da Pietro Feroldi un succinto ma significativo riconoscimento. «Paese, ritratto, composizione.  Tre aspetti che saggiano tutto il campo dell'arte, con uguale felicità di risultati».

Per l'uomo, invece, ci piace ripetere quanto si ebbe modo di dire nel 1973, in occasione della apparizione di suoi dipinti nella mostra del «Gruppo di pittori bresciani» ordinata nelle salette. dell'Associazione artisti bresciani: Nobile testa di Profeta, voce chiara, convincente, come convinte le affermazion' pronunziate.  Così ci apparve Virgilio Vecchia in un pomeriggio di primavera trascorso nella sua accogliente casa di Poncarale.  La stessa impressione di trasparenza dovette ricevere Giannetto Valzelli, che definì Virgilio Vecchia l'intransigente, capace di tradurre nella pittura il fremito di un uomo che, in un gesto, accennando a una polvere di colore, palpando l'aria, esprimeva la sapienza rinascimentale.

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