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SQUASSINA MARIO.  S. Eufemia della Fonte, 1905 - Arco di Trento, giugno 1968.

Formatosi nella cerchia bresciana e particolarmente vicino ad Arturo Vemi ed Enrico Invernici, si è espresso a mezzo del pastello e dell'olio.  Se la più lieve tecnica lo rivela artefice dalla sensibile cromia e di estrema finezza compositiva, nei dipinti più impegnativi realizzati fin sulla soglia del secondo conflitto mondiale si nota l'attenzione per la tesa campitura e pel chiari verdi dell'amico Invernici.

Presente alla quarta Mostra del sindacato provinciale di B.A. in Brescia, ordinata nel mesi di febbraio e marzo 1938, vi esponeva una sola opera: Paesaggio.  Combattente negli anni Quaranta, torna in famiglia malato, e la gravità del male impone l'amputazione del braccio destro.

Puntigliosa la educazione dell'arto integro, con il lento ritorno al colori; ma il progredire del male lo costringe a trasferirsi ad Arco, dove risiede Fin dallo spegnersi degli anni Cinquanta.

Sensibile, schivo, nel dipinti degli ultimi decenni di vita n'flette il suo sentire dolce e dolente; in ogni sua opera v'è chi ha veduto il dramma dell'uomo, quasi un bisogno di confessione.  I più lontani lavori sono dedicati al clima prediletto delle darsene gardesane, spiagge isolate tra gli ulivi, oppure a vicoli in cui sono debitamente distribuiti in un bel gioco impressionistico i chiari e gli scuri.

Il clima trentino sembra abbia irrobustito la sua pennellata rapida, nervosa, lirica; il paesaggio fatto «trasfigurazione e creazione religiosa della natura.  Ove Squassina tocca, sensibilizza, spiritualizza, vivifica» com'è stato osservato in occasione di sua apparizione pubblica nel 1957.

Altra sua mostra è ricordata alla «Rocca» di Riva del Garda nel settembre 1967.  Opere, queste ultime, che della terra d'adozione colgono aspetti di vita, come mercatini, giardini, e stradette collinari ricomposti con scioltezza impressionistica, la materia corposa, la sintesi costruttiva apprezzabilissima e i toni grigio      chiari, i macerati verdi di rara politezza.

Le spoglie mortali di Mario Squassina sono state traslate nella natia frazione bresciana: oltre alle opere sparse in abitazioni di Arco, numerose ne restano presso i congiunti e la «figlioccia» signora Maria Cassavago, nella trattoria «Al Ponte», in S. Eufemia, noto ritrovo d'artisti.

 
 


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