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SCHERMINI BORTOLO.  Brescia, 26 marzo 1841 - 25 novembre 1896.

Nato dal vicentino Luigi e da Teresa Codaro. bresciana, ha due fratelli: Ercole (1844), Riccardo (1849).  Con Ercole, s'avvicina ben presto all'arte, e con lui frequenta la scuola comunale di disegno meritando segnalazioni e menzioni.  Con gli studi compiuti in città, Scherminì assolve l'obbligo-di leva, trasferito a Mondovì.

Ancora durante il periodo militare opera nel presidi di Napoli e di Firenze, Fino al 1866.

Frequenta nelle due città pinacoteche e musei, affinando le innate doti; ed a Firenze torna anche in seguito (1868), proseguendo il viaggio anche verso Roma.  Ancor prima di compiere trent'anni, si fa notare in mostra accanto a Cesare Campini, Giuseppe Ariassi, con alcunì ritratti ben condotti.

Allievo del Bertini, a Brera, consegue l'abilit4zione all'insegnamento, meritando durante gli studi una pensione sul Legato Bròzzoni (1873) svolgendo il tema Le prime simpatie di L. Gambara con la figlia di Romanino.

Il progredire artistico di Schermini è confermato dalla sua presenza alla Esposizione universale di Vienna, nel 1873, ove è accolto L'addio, raffigurante una giovane contadina in atto di porgere il saluto all'innamorato.

Nel 1875 si ritrova il pittore in mostra al palazzo Bargnani, a fianco di Faustino Joli.  Espone Bambina, giudicata un gioiello, Cardinale, Un mesto saluto, replica della tela esposta a Vienna.

A Napoli, nel 1877, si rivela pittore vivacissimo, per il «realismo che univa alla verità delle cose e delle figure la forza poetica».

Sempre più fitte le partecipazioni a mostre bresciane in seno all'Arte in famiglia: accanto ad Eugenio Amus, Angelo Inganni, Cesare Bertolotti, Achille Glisenti, Ventun', Lombardi, Faustini, Pezzoli... Ed alcuni titoli di opere si possono citare da pubblicazioni di quel tempo: Mamma non piangere, Costume del primo Impero, Ritratto di signora, Visita a una cantina, Liberazione della schiava apprezzate per la chiarità e per la sicura impostazione.

Ma l'opera che più impressiona il pubblico in visita alla mostra di palazzo Bargnani è quella testa di anziana donna che dovrebbe corrispondere al ritratto della Madre dell'artista, conservato dalla Pinacoteca Tosio Martinengo.  Piccola tavola preziosa per quella espressione tranquilla, soave d'un viso emergente dal fondo scuro, vicina a dipinti di antichi maestri.

La stima riscossa porta il pittore a numerose e note incombenze: con Carlo 196

Manziana e Francesco Rovetta, nel 1880 è nella commissione che conferisce a Francesco Filippini la pensione triennale per il perfezionamento a Milano; così pure è apprezzata la sua attività di docente nella scuola comunale femminile.  Nel 1882 sposa Rachele Cappelletti, milanese di agiata famiglia, dalla quale ha due figli: Luigi, Giuseppe, deceduto dopo pochi mesi.

Inti-aprende anche un viaggio verso Nizza e Marsiglia, viaggio protrattosi, sia pure con brevi interruzioni, dal 1884 al 1887.

Al ritorno in città è occupato a compiere alcuni ritratti; contemporaneamente porta avanti composizioni litografiche e acqueforti.

Val ricordare che l'artista nostro è stato fra i primi ad adottare la tecnica dell'acquarello.

Presente a mostre nel 1888, di quel periodo sono citate opere quali: Si ingioiella la sposa, Peonie, Gioie materne, ed altre anche ad acquarello esporrà negli anni 1889, 1892, 1893.

Cenno particolare merita il Ritratto di Achille Coen, dipinto a tempera con sovrapposizione di velature studiate dagli antichi, e per questa sua particolare abilità riceve incarico di eseguire copia del S. Antonio del Moretto, da collocare nella chiesa di S. Maria delle Grazie.

Nel 1893 è nuovamente in commissione per l'assegnazione del Legato Brozzoni, concesso a Magoni.

Scomparsa la moglie e trasferitosi a Milano l'unico figlio rimasto, Schermini sembra prediligere la solitudine; muore nello studio di volto S. Giuseppe, in ristrettezze, tanto che pochi mesi dopo saranno esposti al pubblico e messi in vendita alcuni suoi dipinti, nonché vari oggetti a lui appartenuti.

Altre opere di Schermini possono ricordarsi: a Milano, nel 1872 furono esposte Scherzo infantile, Libertà, La Sibilla moderna, entrata a far parte della collezione Gustavo Botta; gli Ultimi giorni di Raffaello è esposto nel 1873; nel 1881 Si ingioiella la sposa già ricordata.  Alla Mostra della Pittura bresciana dell'Ottocento, allestita in città nel 1934, Schermini figurava con: Menestrello, Ritratto della Madre, Erbivendolo, Campagna romana, 0 rta votiva, Ritratto di A. Coen.Alcune di queste sono oggi alla Pinacoteca Tosio Martinengo accanto a Ultimi tocchi e Cardinale.

BIBLIOGRAFIA

Sta in:

R.LONATI, Biografie di artisti bresciani: Bortolo Schermini, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, a. 1981.

 
 


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