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 INFORMAZIONI DELL'ARTISTA
 

RONCHI GIUSEPPE.  Brescia, 10 giugno 1873 - 5 marzo 1951.

Nato da Pietro e da Giulia Alghisi, fratellastro di Romolo Romani (v.) che lo elesse a maestro e visse con lui due anni aiutandolo a dipingere, Giuseppe Ronchi già nel 1896 è ricordato quale autore del Ritratto di C. Cantù esposto da Coen.  Qualche anno prima aveva esposto altre sue opere, ma è del 1898 la prima affermazione, a Torino, in occasione della Esposizione d'arte sacra ove figura con Sacra Famiglia. Definito fin dall'esordio uno «spiritualista che traduce la sua impressione con movenze composte, armoniose, con colorazione chiara, morbida», sarà sempre considerato artefice prevalentemente religioso. Fra i dipinti via via realizzati si ricordano: Pietà del 1899, di ispirazione mantegnesca, esposta a Venezia nel 1908, fu acquistata dall'allora vescovo di Mantova.  Nel 1903 vince il Legato Brozzoni ed espone il noto Vespro sereno raffigurante un vecchio in preghiera, ora alla Pinacoteca Tosio-Martinengo; Juventus e Senectus accanto a Dal tempio sono presentate a Monaco nel 1899 e alla Esposizione bresciana del 1904 unicamente a Ritratto di R. Romani ricco di spiritualità. Destinata alla chiesa di S. Afra, distrutta con il sacro edificio durante il bombardamento del 1945, è Visione della Beata Martinengo (1902); per la chiesa di S. Antonio compone Il Salvatore, per quella di S. Luca Visione di S. Antonio, circondata da angioli dipinti nella cupula e nelle pareti della stessa chiesa nel 1911. Per il Sodalizio Leone Xlll di via S. Chiara è il severo Cristo pacifìcatore (1907); per le Adoratrici S. Antonio e la giumenta (1927). S'estende la nota ancor più: con il S. Filippo Neri e la gioventù della chiesa di Cossirano, il S. Carlo e la Vergine per quella di Grignaghe, le SS.  Agnese e Angela Merici per Muscoline, Sacra conversazione, Cristo adolescente per la raccolta chiesa delle Consolazioni alle pendici del nostro Castello (1936). Vari poi citate Visione di Cristo esposta alla Mostra internazionale d'arte sacra di Padova (1931-32), la consonante Stella matutina esposta nel 1943.  Ma altre pale d'altare o decorazioni ha realizzato Giuseppe Ronchi, a Bione, S. Zeno Naviglio, Magno d'Inzino, in S. Pietro in Oliveto del nostro Castello, nelle cappelle funerarle M. Tirandi (Brescia), Cittadini (Gromo). Cantico delle creature (1913) omò dapprima la chiesa di S. Francesco, quindi S. Eustacchio: è una delle opere dedicate al Santo, come S. Francesco e la Povertà, Estasi di S. Francesco, Morte di S. Francesco, in cui l'arte del pittore raggiunge traguardi di intensa spiritualità. Motivo profano hanno invece Trionfo della Provincia (1916) per il palazzo Broletto, Per la patria esposto nel 1919, Apoteosi agricola destinata all'Ist. agrario Pastori, dove l'autore fu per anni docente. La varietà del temi affrontati si riflette in altre opere: Carpe Diem, Il Bestemmiatore, (1928), Signorina dell'Ottocento; il Ritratto di Mons.  Corna Pellegrini voluto per il palazzo vescovile da Mons.  Giacinto Gaggia, accanto a Ecce Homo giudicato fra i più significativi esiti del Nostro.  Ma anche il paesaggista è apprezzabilissimo, pur se ancora poco conosciuto: nel 1911 si ritrova in disegno a penna Raccoglitrici di olive sul Garda, altri numerosi titoli sono fissati in cataloghi di mostre o in scritti vari. Interno di S. Clemente a Roma, del 1912, Mattino in montagna, Val di Ledro,

Mandorli in fiore, esposti a Gardone R. nell'inverno 1920-2 I; Valle di Narcame nel 1923; Marina e Mandorli nel 1938; Convegno di angeli, Terrazzo a Tremosine nel 1942 e poi Ave Maria, i vari motivi colti lungo lo Jonio, il Tirreno, l'Adriatico, i paesi del Benaco, dell'Iseo, Cortina d'Ampezzo, Ponte di Legno...I titoli del dipinti si susseguono: Luci argentee, Malinconico lago, Tramonto sono alcuni ricorrenti e indicativi del sentimenti, degli atteggiamenti d'un animo sensibilissimo, testimonianza di pensosa contemplazione. Intorno al 1915, con il fratellastro Romolo Romani, aveva cercato di dar vita ad un sodalizio per decorare edifici sacri e civili, ma l'iniziativa s'è spenta quasi subito. Restano le opere: sacre, nelle quali Giuseppe Ronchi propone l'abbandono fortificante alla sublime luce della fede; visioni naturali alle quali ha saputo infondere la limpidezza dei cieli, la vivezza di luci per affidarvi i moti del limpido suo cuore.  Ebbe nel figlio Mario (v.) il continuatore dell'arte cui lo aveva educato.

BIBLIOGRAFIA:

Sta in: R. LONATI, Biografie di artisti bresciani, G. Ronchi, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, 1981.

 
 


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