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ROMANINO GIROLAMO.  Brescia, 1486 - verso 1561.

Artista sommo, Girolamo da Romano, detto Romanino, già ebbe dedicate ampie monografia dovute a G. Nicodemi (1925), M.L. Ferrari (1961); l'ampio saggio nella «Storia di Brescia» (1964) di poco precedente il «monumentale» catalogo di G. Panazza edito in occasione della Mostra «Girolamo Romanino» ordinata nella plurisecolare «Rotonda» nel 1965.  La nostra nota non può che limitarsi a ricordare i salienti motivi biografici e artistici romaniniani, cercando almeno di additare episodicamente il frutto di geniale attività creativa. Nato nella nostra città nel 1486, da Romano Luchino, la cui famiglia, dall'originarlo Romano Lombardo, si era trasferita nella nostra città sul far del Quattrocento, Girolamo Romanino raggiunge precoce fama anche al di là del confini provinciali. Se la sua prima opera datata, la Deposizione, del 1510 eseguita per la nostra chiesa di S. Lorenzo, ed oggi custodita nelle Gallerie di Venezia, lascia trasparire alcune discontinuità, già nel 1513 i Benedettini del monastero di S. Giustina a Padova gli offrono l'opportunità di esprimersi lodevolmente incaricandolo di dipingere La Vergine con i SS.  Giiistina, Prosdocimo e Benedetto, e un Cenacolo, a olio, da porre nel refettorio dello stesso convento.  L'atto di andamento dei lavori prova peraltro che Romanino era da tempo apprezzato nella città del Santo per aver realizzato due ante d'organo, oggi perdute. Che l'attività fosse cospicua può desumersi dalla nota dei suoi averi del 1517, dalla quale apprendiamo che il pittore vive nella quadra IV di S. Faustino, nella casa di Thomas Lamberto, con la madre Malgarita e il nipote Francesco.  Ormai si susseguono commissioni importanti, che vanno dalle decorazioni affidategli dalla fabbriceria del Duomo di Cremona al di poco successivo incarico per la dipintura della Cappella del Sacramento nella bresciana chiesa di S. Giovanni Evangelista: opera che accosta il nome del Nostro a quello del giovane Moretto. Asola e il suo Duomo rappresentano un significativo capitolo dell'attività del pittore: dapprima (1525) incaricato di dipingere le ante dell'organo, verificato il positivo esito, riceve l'incarico di completare tutta la decorazione dello strumento, fino a richiamo del 1535 circa per la decorazione del Duomo stesso.  Nel frattempo nascono il politico con la Natività e Santi, posto dapprima nella chiesa di S. Alessandro e oggi alla National Gallery di Londra; la pala con la Madonna e i SS.  Bonaventura e Sebastiano per la benacense chiesa di S. Bemardino ed ora nel Duomo salodiano dove è pervenuta anche la bellissima tela dedicata a S. Antonio; del 1529 resta la Presentazione al Tempio nella Pinacoteca di Brer-a, che precede di poco il ciclo nel Castello del Buonconsiglio a Trento, portato avanti negli anni 1530-1532. Sembra in questo periodo riaversi delle amarezze procurate da alcuni precedenti lavori o addirittura della disdetta di ordini già propostigli.  La sua pittura si fa «fragrante di colorito, e una smemorata gioia creativa» s'afferma nei «rosa, i verdi che saranno di li a poco cari a Paolo Veronese». , Fra il lavoro di Trento e il più noto ciclo di commissioni in Valle Camonica,, gli studiosi pongono varie opere, fra le quali val citare gli affreschi in S. Salvatore, quelli di Rodengo Saiano, la cui data estrema d'esecuzione è fissata al 1533.  Al 1534 è indicata la decorazione in S. Maria della Neve a Pisogne. Per questi dipinti sono state usate varie espressioni limitative per indicare la discontinuità stilistica, la goffaggine di certe figure, ma questi «limiti» sono ampiamente compensati dalla «balenante» raffigurazione drammatica «del mondo contadino salito agli onori dell'arte attraverso la spremitura dei suoi - caratteri più intensi». E poi Breno, Bienno, dove la qualità del dipinti resta notevole, pur se attenuato è l'empito, a beneficio della limpidezza cromatica, del ritmo compositivo meno turbolento della rappresentazione.  Ancora da ricordare le ante per l'organo del Duomo bresciano (1540) che sembrano preludere opere realizzate nella maturità avanzata, maturità documentata anche nella intimità Familiare dalla polizza d'Estimo del 1548 in cui lo stesso Artista afferma d'aver e 62 anni (di qui la probabile conferma della nascita nel 1486) e di vivere con la moglie Paola, i figli Carlo, Jacopo, Giulla, Margherita, Lavinia, Caterina e Francesca e di possedere gli stessi beni menzionati in atto nel 1534.  Le opere dell'ultimo periodo ci conducono a S. Nazaro, nel palazzi Lechi e Averoldi, in S. Giuseppe (I SS.  Paolo, Girolamo, Giovanni, Caterina e Maddalena) ora alla Pinacoteca Tosio Martinengo, a Monza (Predica di Cristo), nel nostro Palazzo Broletto, a Modena, dove nello stesso periodo (1558) opera per il Monastero di S. Pietro (Cristo predica alle turbe). Già le menzionate opere, certe per attribuzione e cronologia, basterebbero a far il pittore degno di fama non caduca, ma ancor più numerose e valide sono altre sparse in Musei, Chiese, Collezioni private d'Italia e d'Europa. Fra tante, non si possono ignorare i giovanili frammenti strappati da palazzo Orsini di Ghedi e custoditi nella Pinacoteca Tosio Martinengo; la stessa Pinacoteca possiede un S. Girolamo penitente (1 519), un Ritratto di Gentiluomo, Natività, Cristo portacroce; frammenti affrescati tratti da Rodengo Salano, un S. Paolo con altri Santi, (1548) già nella chiesa di S. Giuseppe; una pala, alfine, un tempo posta sull'altar maggiore della demolita chiesa di S. Domenico.

Per altre chiese bresciane operò Romanino: la Parrocchiale di S. Eufemia (S. Rocco e altri quattro Santi - c.1512) S. Rocco (La Beata Vergine col Bambino e quattro Santi) opera passata a S. Giovanni Evangelista, che ancor oggi la possiede, e ricca inoltre di un S. Girolamo, dello Sposalizio della Vergine; S. Francesco, (Vergine e Santi) e una replica del motivo, trasmigrata a Berlino e distrutta; S. Maria Calchera, (La Messa di S. Apollonio), SS.  Faustino e Giovita, per la quale realizzò lo stendardo processionale; S. Clemente (Risurrezione di Nostro Signore). Della provincia nostra val almeno citare la Resurrezione di Cristo della parrocchiale di Capriolo, lo Sposalizio tnistico di S. Caterina in quella di Calvisano, che si accosta ad altra versione custodita a Memphis; la pala di S. Felice del Benaco; la Natività della chiesa parrocchiale di Roncadelle; l'Ultima cena di Montichiari; la Madonna col Bambino nel santuario gussaghese, la Deposizione di Cizzago; la Vergine e Santi di Pralboino... Nell'Ospedale civile di Brescia v'è una Madonna col Bambino, presso la Congrega della Carità una Madonna col Bambino incoronata da due angeli, mentre I Santi Pietro, Vincenzo, Girolamo appartengono a collezione privata.  Ma è necessario ampliare il nostro itinerario, per conoscere altri esiti dell'attività romaniniana: a Venezia, Galleria dell'Accademia, dove restano Compianto di Cristo, B. Vergine col Bambino,- a Milano, Pinacoteca di Brera (Vergine col Bambino, Ritratto di un Martinengo Cesaresco), Castello Sforzesco (La B. Vergine in trono, con Santi e devoto, Ritratto di giovane uomo), ed ancora a Milano, presso la quadreria Cunietti, Santi, rammemorante altra opera del Museo di Kassel. A Bergamo ' sono collocati B. Vergine col Bambino, (Coll. privata), l'Assunzione di Maria V., (Chiesa di S. Alessandro).  Croci fisso, (Coll.  Lanfranchi); Ritratto di Gentiluomo (Accademia Carrara). Altre città ancora sono Firenze, dove in collezione privata è una Pietà; Roma (Coll.  Doria, B. Vergine col Bambino) opera accostabile a quella custodita a Leningrado; Crema, alfine, dove nel palazzo vescovile resta lo Sposalizio della Vergine.  Fra le raccolte straniere, quelle londinesi di Buckingham Palace (Ritratto di un ufficiale); e la National Gallery (S.  Alessandro); il Museo di Budapest (Ritratto di Gentiluomo); il Museo Ingres di Montauban (Due coppie danzanti), l'Autoritratto, dalla controversa attribuzione, pure a Budapest, il Ritratto di guerriero della National Gallery di Washington, l'Hecce Homo, da ultimo, ad Hannover.

Già s'è detto delle giovanili ascendenze venete di Romanino, della a volte ruvida stesura, ma v'è chi ha premuto sulle capacità anticipatrici di un grande pittore a volte misconosciuto, e se nelle opere sue non sempre «si trova la perfezione del classici, ciò non è perché all'artista nostro mancassero i numeri, ma perché non è pittore classico, bensì drammatico; non pittore del Rinascimento, ma della crisi del Rinascimento», portatore di una verità più profonda che sfugge ai pittori d'oro.

BIBLIOGRAFIA

Sta: essenzialmente in alcune delle pubblicazioni ricordate in apertura di Voce. 

Si veda inoltre:  L. IMBRIANI, Corroso dall'umidità il Romanino di Pisogne, «Giornale di Brescia», 4 settembre 1958.

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agosto 1965.

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