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ROGGERO TEOBALDO.  Brescia, 27 agosto 1895

«Guardate i suoi disegni, le sanguigne, le matite colorate.  C'è in tutto la formazione consolidata da lunga preparazione.  Quelle tre cogome, che egli definisce un divertimento, lasciano stupefatti dalla organicità della precisione tonale.  C'è un calore di espressione che ha nulla a vedere coi gioco delle matite colorate e conclude l'opera in termini di rigore... Passa il Roggero dall'uno all'altro campo con una sicurezza da sbalordire.  Quel ritratto di vecchia dalle mani congiunte, segnato da un tratteggio rembrandtlano, arriva al palpito della vita; e poi rapide costruzioni di nudo, la rivelazione di due gigli da un affiato etereo, tutto reca la firma di una intelligenza d'ordine superiore». Questo giudizio espresso da Pietro Feroldi al sorgere degli anni Quaranta racchiude non soltanto l'aspetto molteplice degli interessi pittorici di Teobaldo Roggero, ma è testimonianza della validità d'un artista che soltanto il carattere severo e schivo, la innata modestia hanno tenuto in ombra, immeritatamente.  Un giudizio che anche le opere realizzate in più vicini anni meritano, per la inconsueta robustezza compositiva, il rigore della concezione, la vibratile sensibilità che anima ogni particolare.  Assente ormai da più di trent'anni dalla ribalta artistica, Teobaldo Roggero non ha mai smesso di dipingere, appartato nella sua casa sul Ronchi, ispirandosi prevalentemente al panorama che di lassù si ammira, con il vasto profilo del Castello colto ad ogni cangiar di luce e di stagione; ed ai fiori della collina che lo sguardo quotidianamente sfiora. Frequentata la Scuola di nudo a «S.  Barnaba» accanto a Virgilio Vecchia, agli amici Cominelli, Guarnieri, G.B. Cattanco, Pescatori, Simoni... appena prima del secondo conflitto mondiale, può tuttavia definirsi autodidatta. A mezzo degli anni Trenta ha intrapreso la partecipazione a mostre collettive bresciane, estendendo la presenza alle Mostre d'arte sacra in Milano e a Bergamo.  Eco alla sua produzione dedicata a motivi religiosi è anche nella partecipazione alle bresciane rassegne allestite in Vescovado. Con gli amici dell'età giovanile aderisce alle manifestazioni del Gruppo del Bruttanome (1952 circa). Se Piatti con frutta in lontani anni sono stati citati per essere rappresentativi «di nota cromatica che sola vibra come una corda tesa», se Il Cri,@io è ricordato come dipinto dalla resa drammatica; se vari ritratti della Madre ripetuti negli anni 1925 -1931 'scossero l'elog'o di Pietro Feroldi, risalendo alla prima attività pittorica di Roggero, si ravvisa un certo interesse per l'arte di Previati e Segantini, come provano due piccole composizioni dai toni azzurrini, dal luminoso controluce ancor oggi presso il pittore.  La cui visione si è evoluta alla conoscenza di più vicini maestri, Morandi compreso, al quale sembra poter attribuirsi l'influenza su certe Bottiglie dalla essenziale volumetria, di contro a fondi uniformi e trepidi di effusa luce. La stessa sensibilità luministica tradotta in vaporose cromie è nelle opere della maturità, composte da candelabri, suppellettili di porcellana dal plastici e pur delicati contorni, nel fiori dal lieve trapasso di tinte, soprattutto nei prediletti gigli. Sinfonie di colori rattesi e riverberanti l'altra passione che ha animato la vita di Roggero: la musica.

Nelle opere realizzate negli ultimi decenni, negli anni della vecchiaia o ancor oggi composte, tornano i temi consueti; e se in alcune composizioni è avvertibile l'estenuarsi del valori pittorici, in altre, come l'Adultera, Castello in conduce, nelle varie nature morte con fiori, si riafferma il robusto e pur sensibile artefice capace di sintesi inconsueta. Fra gli amici cari, spesso suoi ospiti, val ricordare Virgilio Vecchia che lo ha ritratto nei lontani anni Trenta; G. B. Bosio, in cospetto del verdeggiante ronco autore di non pochi disegni e pastelli donati all'amico, che ancor oggi amorevolmente li custodisce.

BIBLIOGRAFIA

«Il Popolo di Brescia», 6 dicembre 1936, Il premio D. Bravo a Canevari.

P. FEROLDI, Disegni alla Galleria di tresanda S. Ni(,ola, «Il Popolo di Brescia», 5 dicembre 1940.

E. VIGLIANI, Invito a iina mostra, «L'Italia», 8 dicembre 1940.

P.F.(eroldi), Pittori a convegno, «Il Popolo di Brescia», I I novembre 1941.

AEQUUS, Diiocento opere di artisti bresciani, «Giornale di Brescia», 25 ottobre 1945.

E. RAGNI, I pittori bresciani parlano della loro mostra, «Giomale di Brescia», 1946.

VA. Otto artisti... del Bruttanome, «Giornale di Brescia», 23 febbraio 1952.

G. VALZELLI, I Profeti e la turba.... «Bruttanome», Vol. 1, (1962).

 
 


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