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 INFORMAZIONI DELL'ARTISTA
 

PIVA GIANNI.  Acquafredda, 24 maggio 1912. 

Frequentata l'accademia parmense, ha insegnato educazione artistica in scuole statali.

Già nei cataloghi annotati nella bibliografia che segue sono indicate le numerose presenze di Gianni Plva in collettive allestite in città d'Italia e quelle all'estero, così come più volte lo stesso pittore ha elencato le collezioni che posseggono suoi dipinti. Il cammino espositivo compiuto fra noi n'sale al 1957, quando Plva espone alla A.A.B., olii e disegni chiaramente debitori «alla scuola di un grande maestro, la cui arte ho sempre sentito congeniale al mio spirito ed alla mia sensibilità», com'è scritto nel catalogo.  E le opere compiute in cospetto della natura di Valle Camonica, di Valle Trompia e dell'Isco hanno della pittura vangoghiana i colori accesi, il tratto mosso, tumultuoso. Per alcuni anni il modulo rimane fedele all'esempio prediletto, così come riproposte sono le visioni delle località ispiratrici, l'intensità e lo spessore della materia cromatica, la ricerca di effetti iuministici. Là dove l'ardore si acquieta, meglio si esprime Piva: nel fiori campestri, nelle nature morte. La ricerca degli anni Sessanta sembra condurlo accanto a noti autori moderni, da Morlotti a Birolli o Zlgaina ed è verificabile anche nelle opere esposte nel 1964. Ancor più cromaticamente cariche sono le tele appartenenti agli anni Settanta: con la serie del capanne, immersi in accesi gialli-rossi, quasi che il pittore in essi voglia raffigurare con veemenza le passioni umane.  Quadri lavorati con «materia grumosa, vitale, elaborati a colpi decisi e non casuali... elaborazioni filtrate attraverso' stati d'animo puri e sinceri». Sull'onda dell'impulso e della cromia lucente, seguono le più recenti figurine, le marionette esposte da Majorana nel 1979. Se ancora prevalgono i gialli, i rossi, i verdi, in queste «bambole di pezza» ci pare che il pittore abbia ricuperato una sobrietà di impianto ed una espressività che, non statica, è frutto di interiorità: mestizia, abbandono, stupore sono negli sguardi di queste figurette nelle quali rlaffiora certa giolosità cromatica di certi interni giovanili di Plva ed in cui emergono reminiscenze di maestri francesi, mediati forse da Claudio Botta.

BIBLIOGRAFIA

«Premio Brescia 1952», Brescia, settembre-ottobre 1952, Catalogo.

VA., Seguendo la cometa del neon al premio Bres<@ia, «Giomale di Brescia», 5 ottobre 1952. «Galleria A,A.B.», Brescia, 30 marzo - i i aprile 1957.

G.V., Palchetto degli artisti, «Giornale di Brescia», 4 aprile 1957.  L. FAVERO, Arte, «La Voce del popolo», 15 aprile 1957. «Galleria A.A.B.», Brescia, 6-16 novembre 1958.

«L'Italia», 24 aprile 1962.

G. VALZELLI, Pittori bresciana siíl Garda, «Giornale di Brescia», 5 luglio 1964.

«Galleria A.A.B.», Brescia, 12-24 settembre 1959, Catalogo collettivo.

G. CAVALLO, «Galleria A.A.B.», Brescia, 4-16 aprile 1964.

E.C.S.(alvi), Mostre d'arte, «Giomale di Brescia», 12 aprile 1964.

V. QUE'REL, «Galleria S. Michele», Brescia, 25 febbraio - 7 marzo 1970.  E.C.S.(alvi), Mostre d'arte, «Giornale di Brescia», 5 marzo 1970.

E. MARCIANO, G. Piva, «Corriere bresciano», 20 maggio 1970.

E. MARCIANO, L. SERVOLINI, «Galleria S. Michele», Brescia, 3-15 febbraio 1973 (Ripreso da:  «Panorama d'arte»).

«Galleria S. Michele», Brescia, 20 gennaio-1 febbraio 1979.

A.M. COMANDUCCI, «Dizionario dei Pittori... italiani», Ed., IV, (1972).

PIZZORNO MARILISA.  Brescia, 1941. 

Vive e opera a Monza.

Fraquentati i corsi di disegno alla Scuola libera di nudo, a Brera; i corsi di incisione all'Istituto d'arte di Urbino, ha intrapreso la partecipazione a mostre collettive nel 1970, nello stesso anno allestendo la prima mostra personale alla «Galleria S. Vidal» di Venezia.

Sono quindi seguite presenze in collettive a Venezia, S. Margherita Ligure, Gardone Riviera (1971), Gorgonzola (1972), la mostra personale bresciana alla «Galleria S. Michele», il 31 marzo 1973. t la sola presenza in città della pittrice che si conosca; si è rivelata allora grafica dalle notevoli qualità, ancorata alla tradizione figurativa, ma capace di affidare alle immagini, di figura e di animali legati all'uomo, palpiti di aspirazioni, moti di un irrequieto animo.

 
 


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