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MOZZONI TITA. (Giov.  Battista).  Gardone V.T., 27 marzo 1894. 

Fratello di Giuseppe (v.), Tita Mozzoni è pur esso nato in Gardone V.T.

La sua precoce menomazione a seguito di un infortunio avrebbe potuto tramutare quella località in amaro recesso: dileguare di sogni, dissolversi d'ogni aspirazione; sterile motivo di solitudine, per un'ombra inquieta e atona al fratello Giuseppe chiamato all'arte. Le protratte cure conducono il giovane Tita a Brescia, dove poco più tardi può frequentare la scuola Moretto, negli anni prossimi alla grande guerra fucina di artisti.  Allievo di Gaetano Cresseri, Tita Mozzoni apprende così anche gli elementi dell'affresco, mentre da Arnaldo Zuccari riceve l'incitamento ad entrare nella scuola come insegnante.  Ed alla Moretto insegnerà infatti per lunghi decenni. Nel suo studio di via Elia Capriolo, dove ancor oggi abita, esplica esperienze diverse: miniatura, acquarello, olio, restauro, progetta decorazioni, esegue sbalzi, idea vetrate, modella in gesso... Anni Venti: inizia la partecipazione a mostre, avvicina così i maggiorì esponenti della pittura bresciana del tempo.  Anche se gli è negato il Legato Brozzoni, riceve lode da Luigi Coptratti, si afferma a Napoli. Il pellegrìnare di Tita Mozzoni si intensifica, per interventi tesi a risanare antichi dipinti, per realizzare affreschi a Clusone, in Toscolano Mademo, nella parrocchiale di Acquafredda, in Villa Marzana (Villanova del Ghebbo), nell'istituto salesiano di Milano; in Daone (parrocchile) compone l'Assunta, a Morgnaga dona colori alle pareti del coro e del presbiterio della raccolta chiesa; altre opere compie in case patrizie a Calino, Gerola; ancora in chiese a Gussago, alla Noce, e vetrate a Crema, Reggio Emilia, ecc.: opere già esattamente descritte in precedente pubblicazione. Nel 1957 l'affermazione presso l'Angelicum di Milano che induce la Galleria d'arte moderna di S. Paolo del Brasile ad acquistare S. Francesco.  Nel lungo vagare, caro al nostro pittore l'incontro con alcuni maestri al quali si lega d'amicizia: Arturo Tosi, Lilloni, Longaretti e Carlo Carrà, autore di lusinghieri cenni in occasione dì mostra benacense o partecipazioni a esposizioni milanesi. Caro altresì il ricordo di soggiorni in Valle Seriana, dove per qualche tempo ha tenuto studio aperto sui prati distesi al piede della Presolana ritratta ad ogni cangiar di luce.  Così come ricorrenti sono i suoi giorni vissuti a Roma. L'opera di cavalletto è testimoniata da innumerevoli quadri a olio, ad acquarello, a tempera.  Fra i più significativi dipinti ci par di dover annoverare Pianoro a Clusone (1936).  Riposo dell'operaio (Proprietà Wiihrer), Bucaneve, Bambini (Proprietà C.A.ß.), i SS.  Paolo e Cristoforo (Banca S. Paolo), Fiori, al quali recentemente si sono affiancati i Giocatori di carte, della Pinacoteca Tosio Martinengo, il ritratto della Signora Corbolani (Casa di Dio), il progetto del bronzeo ritratto di Tovini, nelle mura del Collegio Arici. Ma quante altre opere meriterebbero almeno cenno, sparse ormai in collezioni di Genova, Milano, Zurigo, Padova, Bergamo, Roma, Napoli, LI Spezia, Cagliari, Stoccolma, Trento... Con questo operare, Tita Mozzoni si è inserito con singolare voce nella storia della nostra pittura. Il colore rorido di certi visi (particolarmente prezioso quello dell'anziano Luigi Lombardi), si alterna a toni aridi, essenziali, a rendere la trepidante emozione suscitata da Mia madre, solidamente costruita e pur mirabilmente carezzata.Il tocco rapido, ma elaborato, a racchiudere la tipologia fisica e interiore dei personaggi, attraverso i più significativi segni incisi dalla esistenza.  E fragrante, preziosa vivezza a ripetere la primavera di bambini, e accostamenti sommessi e tepidi per il ratteso vibrar di fanciulle. Lo stesso «sforzo condotto sulla materia, sullo stile», riaffíora nel paesaggi riflettenti l'atmosfera della scuola romana degli anni Trenta filtrata da temperamento nordico che ne attenua le cromie e le luci; ma anche visioni stemperate, per levità accostabili a esiti ben noti di un Arturo Tosi. Giovanilmente attivo, Tita Mozzoni è uomo entusiasta, proteso al domani, partecipe accalorato ai problemi del nostro tempo, come nei giorni in cui realizzò Interno di officina (ora in collezione gardonese) che si colloca «nella temperie populista tipica degli anni intorno al Venti».  Autore di sbalzi e di sculture, negli ultimi anni Settanta ha ripetutamente allestito personali a Roma, dove si reca per soggiorni invernali.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: R. LONATI, «Galleria A.A.B.», Brescia, 26 ottobre - 7 novembre 1974. (Mostra antologica nel compimento degli ottanta anni di T. Mozzoni).

Si veda inoltre: L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 2 novembre 1974.

E.C.S. (alvi), Mostre d'arte, «Giornale di Brescia», 3 novembre 1974.  G.S. (tella), Arte, «La Voce del popolo», 8 novembre 1974.

«Galleria L'Incontro», Chiari, 4-20 ottobre 1975.

L. SPIAZZI, Giro dell'arte, «Bresciaoggi», I I ottobre 1975.

L. SPIAZZI, Artisti in Duomo vecchio, «Bresciaoggi», 3 gennaio 1976.

L. SPIAZZI, «Centro d'arte S. Marco», Gardone V.T., settembre 1977.

«Galleria S. Gaspare», Brescia, 28 ottobre - 16 novembre 1977.

L. SPIAZZI, Omaggio a T Mozzoni, «Bresciaoggi», 5 novembre 1977.

L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 17 dicembre 1977.

«Galleria Tre archi», Roma, 1978. (Premio «Roma nostra'78», Catalogo).

«Galleria Tre archi», Roma, 17-28 febbraio 1979, («Premio Roma nostra», Catalogo).

«Galleria A. Inganni», Brescia, 10-23 novembre 1979.

E.C.S. (alvi), Mostre d'arte, «Giornale di Brescia», 20 novembre 1979.

G. STELLA, Arte, «La Voce del popolo», 14 dicembre 1979.

«PICCOLA GALLERIA U.C.A.I.», Brescia, Arte bresciana del passato prossimo, 24 maggio 1980.

L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 31 maggio 1980. «Brescia arte», N.S. 2, secondo semestre 1980, T Mozzoni. «Arte bresciana oggi», Sardini Ed., Bornato.

 
 


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