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MOZZONI GIUSEPPE.  Gardone V.T., 7 giugno 1887 - Brescia, 7 settembre 1978.

Prima di accennare alla figura e all'arte di Giuseppe Mozzoni a tutti note, si desidera additare un aspetto pressoché ignorato della sua opera: aspetto che rivela una personalità attenta ai moti del suo tempo, alle correnti artistiche avanzate. Gli esiti di questa adesione sgorgano da una inconsueta, robusta tempra realista.  I dipinti realizzati in brevi anni sono oscurati, sommersi dalla successiva molteplice produzione maggiormente divulgata. Ma alcuni ritratti: di Guido Tedoldi, Mario Lucini, oppure Uomini sulla sabbia o officina sono prova di una esperienza, di una ricerca che, se perseguite, avrebbero consentito traguardi inconsueti. Nato a Gardone V.T., Giuseppe Mozzoni visse fino a invidiabile età che gli ha consentito di raccogliere testimonianze vivide dalla voce di chi fu interprete di gloriosi eventi cittadini del passato secolo, tanto da ricrearne in tele e disegni episodi dalla esattezza... fotografica.  Decano dei pittori nostri, ha vissuto la pienezza creativa nell'arco degli anni congiungenti i due conflitti mondiali. Fino a tredici anni abita nel paese natio, si trasferisce quindi a Corna di Darfo.  Si reca quotidianamente a Lovere per frequentare la scuola professionale: nella cittadina l'attrae la Galleria Tadini e sente nascere in cuore la decisione d'essere pittore. Del 1902 è il primo quadretto a olio, tratto dal vero: lo custodirà fra le cose più care.  Alcune opere sottoposte a Luigi Lombardi ricevono incoraggiamento; nel 1904 pertanto si trasferisce a Brescia, presso una zia, e frequenta la scuola Moretto con il maestro Chimeri e Arturo Castelli. La vincita del premio Lorandi (1905) consente al giovane Mozzoni di frequentare i corsi di anatomia e di nudo all'Accademia di Brera. Del periodo trascorso a Milano gli resterà nell'animo l'amore per i fiori, dipinti dapprima per sopperire a necessità contingenti, sviluppati poi nel gusto fra Settencento e decorazione Liberty, con improvvise accensioni di filigrana metafisica, ai quali si accostano, in consonante resa, animali domestici e ceramiche. Al ritorno in città intraprende l'insegnamento, nelle stesse aule dove era stato allievo, fino al 1940. Frattanto i primi lavori decorativi: nel 191 1, a fianco di Vittorio Trainini è a Roma per colorire la sala bresciana alla mostra del Cinquantenario dell'unità.  Decisivo per la formazione di Mozzoni l'incontro avvenuto nel successivo anno con Gaetano Cresseri.  Pur avendo in atto lavori a Pavone Mella, non esista a ricominciare a fianco di Cresseri e con entusiasmo lo segue fino a che la grande guerra non impone dolorosa pausa. Insegnamento, decorazione, ma anche opere a olio, a tempera: dipinti 'spirati a luoghi caratteristici delle località in cui si reca per lavorare a vaste superifici murali. L'attività del pittore di cavalletto si evidenze a partire dal 1919, anno in cui Mozzoni è presente alla mostra del gruppo Arte in famiglia. Lago d'Iseo figura nella vasta rassegna del paesaggio italiano sul Garda (Villa Alba di Gardone R., 1920-192 1), dello stesso periodo Processione in alta montagna. Si estende la nota delle mostre: collettive, a carattere provinciale e regionale, personali.  E numerose si fanno le opere meritevoli di citazione: dalla Vecchia officina Beretta a Cristo dei lavoratori (1 920), alle nevicate, agli scorci cittadini, alla visione della provincia (Vallio, dove tenne studio, Montirone, Capovalle) a dintorni di Firenze, Corno, Roma, Genova, S. Marino.  Nota la Presa di Corno di Cavento, (Premio Regina Elena, 1927).  E nature morte, dedicate soprattutto alla cacciagione, ai fiori, a suppellettili preziose. Fra i ritratti, notissimi quelli di Nonna Camìlla (1 9 IO), del comm.  Ottorino Villa, della Signora Villa; e poi il co: Fenaroli, i pittori Tedoldi e Lucini, Giulio Greppi, Giulia Guidetti Togni bambina.  E gli autoritratti, accanto ai visi dei familiari. Pittore del nostro Risorgimento, Giuseppe Mozzoni dedicò all'epopea numerosissimi dipinti già elencati in precedenti studi, ma val almeno citare Tito Speri che sale il patibolo, Il macellaio Maraffio, Maurizio Malvestiti sale al Castello, Tito Speri sulle barricate, Torre del popolo, per non dire della serie dedicata agli zuavi, alle donne guerriere: dipinti in cui il pregio pittorico s'unisce alla esattezza documentaria. Di trepida soavità il dipinto Riposo in Egitto, del 1928, che, affermatosi in concorso nazionale meritò d'essere esposto in America.  IL uno dei più alti esiti delle opere sacre che sono racchiusi in piccoli dipinti quali: Nell'orto del Getzemani, Sacrafamiglia, Esaltazione della Natività...Se vasta è la produzione di cavalletto, non meno estesa è quella dovuta alla fatica dell'affreschista. Da solo o a fianco di Vittorio Trainini e di Gaetano Cresseri (un sodalizio durato vent'anni), Giuseppe Mozzoni accumula superfici colorate in città e fuori.  Note le decorazioni di Pavone Mella (1912); di poco posteriori le decorazioni della chiesa di Capovalle, dove emerge la Pietà della parete esterna.  E poi, del 1919 il progetto della decorazione del sottoportico di palazzo Loggia; S. Giovanni Crisostomo e altri Santi per la chiesetta del Padri Filippini (1927), i medaglioni per la chiesa di Quinzano (1928).  Nella parrocchiale di Cristo re, in Borgo Trento, alcune composizioni (Discesa della manna, Ilprofeta Elia, Crocifissione) del 1936; del 1937 la decorazione del palazzo municipale di Gardone V.T. Nel dopoguerra, impegnativa la decorazione della chiesa di Castrezzone (1953), mentre nella chiesa di S. Carlo a Muscoline compone Trinità e decorazioni varie. (1954). Ma altre composizioni vanno almeno citate: nel Credito Agrario bresciano, nella parrocchiale di Sopraponte, per gli Artigianelli Il sogno di padre Piamarta, le figure nella chiesa di Bezzecca, varie figurazioni in Colombale, Isorella, Ospitaletto, Rovato e in cappelle funerarie. Fuori città si rammentano interventi a Treviglio, Genova...

Giuseppe Mozzoni si espresse anche nella scultura, sia per realizzare ritratti, sia per erigere monumenti.Una vita dedicata all'arte che ha fatto emergere un uomo amato da schiere di allievi, ai quali ha donato esemplare guida: frutto di sensibilità e di rigore stilistico, specchio al rigore morale che ne ha retto l'esistenza.  Giuseppe Mozzoni è fratello di altro noto pittore: Tita.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: R. BRESCIANI, R. LONATI, «G.  Mozzoni», Stampa Tipografia Vannini, Brescia, 1980.

 
 


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