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MONTI CESARE.  Brescia, 2 marzo 1891 - Bellano, 8 gennaio 1959.

Di cagionevole salute, trascorre l'infanzia a Pademo Franciacorta; più grandicello è garzone presso un fabbro; il padre, tuttavia, affermato parrucchiere con negozio in Corso del Teatro (odiemo Corso Zanardelli) frequentato da personalità quali G.C. Abba, Demetrio Ondei, Romolo Romani ne vorrebbe fare un erede nella professione. Lo invia a Parigi dal 1906 al 1908 perché apprenda l'arte patema.  E proprio a Parigi il giovane Monti può occasionalmente dimostrare le sue vere attitudini, riparando una suppellettìle del negozio ove svolgeva apprendistato. In premio, durante la libertà, frequenta il Louvre e gli altri musei parigini. Vede gli Impressionisti, che lo influenzeranno; ma influenza reca nel suo animo anche il poter seguire il datore di lavoro, parrucchiere di teatro, dietro le quinte e nei camerini conoscendo di quel mondo anche le dolorose situazioni, tanto che nel 1930, invitato alla Biennale di Venezia, presenta Ballerina col bambino, oggi alla Galleria nazionale d'Arte moderna di Roma, riflettente un avvenimento veramente Vissuto. Di ritomo a Brescia intraprende appassionata lettura di testi classici, al tempo stesso dipinge.  I primi rudimenti li ha da Umberto Franciosi, ma venuto in urto con la famiglia si rifugia a Belprato di Valle Sabbia, accanto a Edoardo Togni.  Sono giomi di intensa, entusiasta operosità. Milano, alfine, dove già si trova un fratello, Eugenio, e la pittura come vita. Nel 1912 può partecipare alla Permanente, e fin da quella prima esposizione riceve l'esortazione di noti cultori d'arte, Giovanni Beltrami e Giuseppe Mentessi, maestro a Brera di non pochi pittori bresciani. L'Autoritratto del 1917 rappresenta tappa significativa nella pittura di Monti, che durante il primo conflitto mondiale dedica colori a motivi di folklore, ad episodi di vita popolare riuscendo a soddisfare appassionati o esigenti critici e artisti quali Arturo Tosi, che gli acquista alcune opere. Sposa la figlia di un antiquario milanese (1915).  Del 1920, è la prima mostra personale, alla «Galleria Arte», di Milano, poco oltre l'invito alla Biennale di Venezia dove, sìa pure saltuariamente, tornerà fin negli anni Cinquanta.

L'opera esposta nel 1920 a Venezia è un Ritratto di mia moglie, motivo predìletto dal pittore.  Pure del 1920 sono l'Annunciazione (Galleria d'Arte modema di Milano) Primavera e Ritratto difanciulla con fiori, esemplari per «il colore delicato e la tendenza ai toni chiari con lievi trapassi e sottili gradazioni». Seguono poi opere in cui il segno si fa più netto e preciso; nascono figure e paesaggi in cui affiora quasi mesto ricordo della fanciullezza, soprattutto nelle numerose repliche della moglie, con o senza la vicinanza del figlio.  Nel 1921 vince la borsa dì studio Brozzoni, poco più tardi aderisce a «Il Novecento», accanto ad Anselmo Bueci, Dudreville, Funi, Malerba, Marussig, Oppo e Sironi. Sono ormai numerose le mostre in Milano, le partecipazioni alle Quadriennali romane e alle Biennali veneziane; noti i premi, le nomine in varie associazioni artistiche.  Né mancano consensi di illustri critici e artisti: fra i quali Carlo Carrà, Giorgio Nicodemi, Raffaello Giolli, Margherita Sarfatti, Calzini e Vicari, Ugo Nebbia, Aldo Carpi, Ugo Ojettì, Paolo Monelli, Costantino Baroni... su su fino a Orio Vergani e Enrico Somarè. Anche a Brescia torna Cesare Monti, per l'affetto alla città e per esporvi, agitando con le sue opere l'ambiente locale; affermandosi in occasione di concorso indetto dalla «Bottega d'arte» dì Dante Bravo.Accanto ai ritratti, numerosi i paesaggi, le figure di ballerine, di arlecchini, e i fiori che fanno pensare, oltre che alla levità pastellata di Franciosi, alla spigliatezza di De Nittis.

Durante il secondo conflitto mondiale il pittore si ritira nella casa di Corenno Plinio comense, ove incontra alcuni amici pittori colà sfollati; nel dopoguerra, forse perché si sente superato dagli esiti del nuovi fermenti, affronta una pittura «gridata» in cui i forti colori si fanno stridenti, non mancano tuttavia opere ancora di «levità sognante». Sia pure saltuariamente, Monti ha affrontato anche l'affresco, né va trascurata l'attività sua grafica.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: G. PANAZZA, «Cesare Monti-Mostra commemorativa», Brescia, 28 aprile-27 maggio 1973. (Con saggio di G. Predaval).  La Nuova Cartografica, Brescia, 1973.

Si veda inoltre:

«La Sentinella bresciana», 20 agosto 1913, I saggi delconcorso Brozzoni.

«La Sentinella bresciana», 14 maggio 1916 Esposizione d'arte moderna.

«I Esposizione del paesaggio italiano sul Garda», Villa Alba di Gardone R., Inverno 1920-192 1. G.N, (icodemi), La mostra delpaesaggio a Villa Alba, «Le vie d'Italia», a. 192 1, p. 167.

«Commentari dell'Ateneo», Brescia, a. 1925, p. LII.

N.F.V. (icari), Pittori e scultori bresciani a Milano, «Il Popolo di Brescia», 24 novembre 1928. (Si veda anche: Riv. «Brescia», a. 1, n. 1, novembre 1928).

V.M., Mostra d'arte sindacale lombarda, «Arte nostra», Palermo, I gennaio 1930.

«Gazzetta del popolo», 3 e 10 febbraio 1934, Illustrazioni.

P. SARTORI TREVES, La V mostra del sindacato interprovinciale, Riv. «Brescia», luglio 1934. «Premio di pittura Brescia - 1953», Brescia, 1953.  Catalogo, p. 18.

«Giornale di Brescia», 22 maggio 1959, Le città lombarde attraverso la pittura.  G. VALZELLI, I Profeti e la turba.., «Bruttanome», Vol. 1, (1962).

«Giornale di Brescia», 4 aprile 1973, Omaggio a Cesare Monti.

G. PANAZZA, Il novecentismo di C. Monti, «Giomale di Brescia», 29 aprile 1973.  E.C.S. (alvi), Mostre d'arte, «Giornale di Brescia», 23 maggio 1973.

GALLERIA S. GASPARE, Brescia, «Omaggio all'Otto-Novecento bresciano», Tip.  Zemil, Brescia, 1978.

R. LONATI, «Mezzo secolo di testimonianze sulla pittura bresciana del Novecento: 1920-1970», Tip.  S. Eustacchio, Brescia, 1979.

 
 


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