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MONTEVERDE FILIPPO.  Brescia, 3 aprile 1846 - 5 dicembre 1920.

Da agiata famiglia genovese, trasferitasi in città a motivo della attività commerciale nel campo della seta, nasce Filippo Monteverde.  Più che dagli agi, di cui avrebbe potuto godere con i genitori, è attratto dalla pittura, che affina frequentando l'Accademia di Brera con Francesco Hayez, recandosi poi a Roma per il perfezionamento.

L'indole avventurosa lo induce a seguire Garibaldi durante la campagna del 1866 e, più tardi, ad intraprendere viaggi per l'Algeria, Spagna, Francia, Argentina: è d' ritorno da una di queste sortite, che la nave affonda, portando con sè i lavori del pittore, salvo per buona fortuna. A Roma avvicina personalità dell'arte e della cultura: fra gli altri, Faruffini, Maccari, Michetti, il nostro Modesto Faustini; ed a Roma le doti pittoriche hanno aureo riconoscimento in occasione di esposizione. Tornato a Brescia, poco più che trentenne, vi apre studio, dedicandosi interamente alla pittura. Se alcuni paesaggi dalla notevole vivezza cromatica emersero in occasione di esposizioni a Milano e Monaco di Baviera negli anni Ottanta, sono i ritratti, le figure che dicono la capacità di introspezione di Monteverde.  Ritratti dapprima condotti con classica visione, in seguito caratterizzati da sciolta, larga campitura, ma sorretti da sottile ironia, da non comune capacità di penetrazione psicologica e In cui il sommesso colore delle terre, dei verdi inconsueti, gli ampi cappelli, le velette e i merletti pare gli servano a esprimere giudizio su un mondo soccombente, dissolto da nuovi aneliti.  Un'epoca che cade. Accanto ai numerosi ritratti di Signorine e Signore stanno alcuni volti di fanciulli, carezzati da chiarissimi e morbidi toni; e quella «Intera raccolta di gozzuti, cretini, di rachitici, di sgangherati omiciattoli in cui la tragicità delle maschere apparenti cela ben più profondi moti umanitari». Né mancano nature morte, con lepri, polli, suppellettili varie. Fra le opere numerose citate in pubblicazioni si ricordano: Interno di cucina, Autoritratto, Lepre appesa ad un'asse, Luogo solitario, Piazza della Valle, Curiosi di ignota ubicazione.  Ritratto della madre, Ritratto di P. da Ponte (Ateneo), Contadina di Ome, Natura morta con aringa, Pollo sulpiatto, Galli, Veduta della Val Trompia, in collezioni private. Nella Mostra dedicata alla pittura bresciana dell'Ottocento Figuravano: Ritratto di T Vedovi, Ritratto di A. Foresti, i ritratti delle Signore Casartelli, Fenni, dello scugnizzo Sambo l'ostricaro, ed altre opere proprietà degli eredi. Visse, Monteverde, negli anni in cui si affermava la nuova tendenza della pittura antinaturalistica, che egli non volle assorbire, conservando fino all'ultimo il suo stile brillante ed estroso.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: R. LONATI, Biografie di artisti bresciani, F. Monteverde, «Commentari dell'Ateneo», Brescia, 1980.

 
 


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