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LANCINI ERMETE.  Brescia, 17 settembre 1920 - Darfo, 3 giugno 1968.

Effervescente ingegno, meritevole di più approfondita conoscenza: per la complessità della sua espressione, per quanto di lui resta ancora da scoprire delle opere, dei suoi scritti editi e inediti.Non ancora ventenne è presente a mostre sindacali ed è favorevolmente notato da Pietro Feroldi che lo rivede ed apprezza anche in una collettiva in tresanda S. Nicola, dove espone disegni. t il 1940; è ormai il secondo conflitto mondiale.  Lievi tracce di sue opere esposte si hanno nel 1941-42, ancora in occasione di mostre sindacali.  IL con il concludersi del conflitto mondiale che Lancini balza alla ribalta dell'arte bresciana, in seno alla Associazione artistica della quale è uno degli animatori e per la quale propone anche scritti programmatici e divulgativi.  Ma dove trova l'ambito a lui più naturale è nel gruppo che opera a fianco di G.A. Cavellini, accanto a Vittorio Botticini, Ragni e Pierca, Corbellini, i fratelli Ghelfi: vale a dire l'avanguardia bresciana.In Lancini, i nuovi approdi traggono tuttavia alimento dalla meditazione di maestri quali Vari Gogh, Gauguin, Matisse, gli espressionisti, gli astrattisti con Kandisky... fino a Picasso, più che nelle novità nazionali. Con alcuni dei «correligionari» di corso Goffredo Mameli si avventura anche a Milano (1948), con alcuni di essi ancora partecipa al ben noto «Premio Brescia» aggiundicandosi un quarto premio.Si accosta altresì agli artisti del «Bruttanome», guidati da Virgilio Vecchia in una mostra alla «Galleria della Loggetta» (1 949) e in seguito ospitati nelle sale della casa di via Fratelli Porcellaga. Se consistente è la nota delle apparizioni pubbliche di Lancini, da quelle ricordate, alle presenze in Episcopio, in concorsi provinciali, il nostro pittore sembra via via rifuggire da quanto è plateale, venale.  Ne deriva una silente attività che tuttavia non attenua l'ansia di tutto vedere e tutto capire. Lo si rileva dalla sua produzione pittorica.  Pittura attenta ai più avanzati movimenti, pittura asciutta, essenziale, accesa.  Il colore scandito, espressivo, quasi aggressivo.  Al periodo di questo suo fare, ancora riconducibile al figurativo, appartengono i ritratti, a volte dal titolo emblematico, in cui la scansione dei piani, dei toni espressionistici hanno riscontro nei paesaggi, nei panorami urbani dai colori, rosso, blu, bruni, incisi da lamine bianche, e posati sulla tela con veemenza. Ma a questa figurazione «espressionista» subentrano altre espressioni: l'astrattismo, echeggiante l'action-painting, su su fino a brani di dadaismo e pop-art. L'ultimo risultato, perché la morte in un incidente coglie il pittore a soli quarantasette anni, è la serie delle carte da gioco, dei soldatini, delle immagini massificate, composte da elementi i più disparati e più comuni, come pezzi di tela colorata, di giomale, ecc.Si oserebbe dire che v'è in esse sentore dell'arte povera. Ermete Lancini non ha mai allestito una propria mostra personale: ed anche questa sua scelta, forse dettata da motivi finanziari, può tuttavia essere interpretata come il rifiuto a isolarsi, la convinzione che anche l'arte dev'essere frutto corale.  La Associazione artisti bresciani lo ha ricordato, unicamente ad altro «isolato»: Aride Corbellini, nel 1972, riunendo cospicuo numero di dipinti.  Tralasciando però sia una doverosa selezione, sia il proposito di una analisi e di una adeguata documentazione.  Così ha fatto anche la «Galleria Abba» nel 1976.Ancora difficile quindi valutare appieno le doti di un artista, per la conoscenza del quale prezioso contributo deriverebbe dalla pubblicazione dei suoi manoscritti, di esemplare chiarezza. Da ricordare alfine alcune opere decorative affidate dal pittore alle pareti della casa in cui abitava, l'n vicolo S. Giovanni e nel cortile d'una casa di via F. Cavallotti.

BIBLIOGRAFIA

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