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 INFORMAZIONI DELL'ARTISTA
 

GLISSENTI FABIO.  Parigi, 26 agosto 1909-Brescia, 20 dicembre 1974.

Di Angelo e di Florentine Dèlecampe, Fabio Glissenti nasce in Francia perché il padre, appassionato ricercatore meccanico, colà si era temporaneamente trasferito per motivi professionali.  Il nome di battesimo gli deriva da quello del nonno, l'avv.  Fabio Glissenti autore di saggi storici, a lungo segretario e vicepresidente del civico Ateneo bresciano.

Nel 1913, tomata la famiglia a Brescia, vive il clima intellettuale e artistico della città: Achille Regosa, del piccolo Fabio modella il ritratto, custodito dagli eredi, e altro ne plasma della sorellina Francesca (1 914 c.a.).

Dalla professione del padre è indirizzato verso discipline tecniche, ma fin da quel precoci anni manifesta attitudine alla pittura realizzando i ritratti dei maggion romanzieri e poeti conosciuti nei libri: quel disegni sono in buona parte venduti durante una esposizione allestita nelle aule; presso il figlio, uno ne resta, dedicato a Victor Hugo.Assunto dalla «Bottega d'arte», di Dante Bravo (v.) si fa apprezzare quale restauratore di antiche, preziose suppellettili, in particolare di porcellane.  E l'abilità dimostrata gli procura lavoro presso noti antiquari bresciani; anche il Municipio gli affida il restauro di numerose stampe. Nel campo pittorico è autodidatta, ma le opere adornanti abitazioni di parenti e conoscenti attestano che Fabio Glissenti ha proficuamente guardato i Maestri dell'ultimo Ottocento francese, gli emergenti esponenti della compagine bresciana, soprattutto di quelli accolti nella «Bottega d'arte», a lungo rivaleggiante con la «Galleria Campana» (v.  Campana F.lli) fino alle soglie del secondo conflitto mondiale promotrice di indimenticate rassegne artistiche.  Autore di ritratti e di paesaggi, schivo, esigente con se stesso, ha distrutto gran parte del suoi dipinti e quasi mai partecipato a mostre.  Ciò nonostante, all'Ateneo è stato affidato il ritratto del nonno avv.  Fabio Glissenti (1 918) e in casa di eredi altri visi restano: della nonna patema, della madre Florentine, della sorella Rosa, del figlio Filippo.  I paesaggi sono per lo più dedicati alla vecchia Brescia, al dintorni collinosi ricreati con tocco mosso e costruttivo.  Meritevoli di cenno alcune nature morte fra le quali si distingue Galline in cui disegno si colora e intride di luce rosata; accanto varie composizioni con figure poste entro silente atmosfera.

BIBLIOGRAFIA

«Il Mostra del sindacato prov.  B.A.», Brescia, 1934, Catalogo.

P. FEROLDI, Orientamenti.... «Il Popolo di Brescia», 26 novembre 1936. «Giornale d'Italia», 27 novembre 1936.

P. FEROLDI, Precisazioni, «Il Popolo di Brescia», 2 dicembre 1936.

«IV Mostra del sindacato prov.  B.A.», Brescia, 1938, Catalogo.

P. FEROLDI, La quarta sindacale d'arte, «Il Popolo di Brescia», 15 febbraio 1938. «VI Mostra del sindacato prov.  B.A.», Brescia, 3-24 maggio 1942, Catalogo.  E. PASINI, Sesta sindacale delle arti, «L'Italia», 16 maggio 1942.

 
 


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