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 INFORMAZIONI DELL'ARTISTA
 

GIUSTACCHINI DOMENICO.  Gavardo, 9 ottobre 1924. 

L'esperienza vissuta in fabbrica, anche in veste di sindacalista, conduce Domenico Giustacchini a prediligere la nota umana.Tuttavia, nella sua pittura, non polemica v'è, ma partecipazione. Paesaggio e figura sono complementari nel suoi dipinti; e se rìferlmenti formali possono ricondurre a localìtà visitate dal pittore, se le figure possono suggerire condizioni reali di vita, le motivazioni che animano le opere attingono a vicende e valori che superano il contingente per elevarsi «nell'accento umanissimo della verità sulla condizione dell'uomo». Nascono così quadri in cui umili creature sono colte nella loro esperienza quotidiana: con le quotidiane rinunzie, e le fatiche, le lacerazioni, i drammi. Se nei lavori più vicini la figura umana è contenuta entro contorni teneramente carezzati dallo sfumare delle cromie, un tempo non molto lontano essa era costruita con tratto vigoroso, duro quasì, a cupe masse: quasi che la staticità delle «sagome» verticalizzate fosse tratta da macigno. Creature impietrite, senza più lacrime. Dall'umano, al dramma Divino.  Nelle opere a tema sacro Giustacchini nell'ammorbidito tratto stempera l'angoscia: una sorta di fidente visione, nella fragilità dell'uomo, lo investe.  E questa rasserenante fede ci sembra pervadere anche i più vicini dipinti dedicati al solo paesaggio: un mondo sognato si avverte, sfumato fra ombre e luci; stilizzazione, sintesi compositiva e tonalismo non immemori dei maestri novecentisti italiani. Le case, gli alberi, i sentieri, più che nati dalla gioia di vivere (come da alcuno affermato), sembrano paesaggi dell'anima: silentì palpiti d'un rimpianto, d'una speranza che s'agitan nel pittore.  Fin dal 1946 presente a numerose esposizioni collettive, con mostre personali in Brescia e provincia; a Roma, Pisa, Verona, Varese, Parigi, Marsiglia, Cannes, Nizza già ricordate nei testi inseriti nella nota bibliografica, Giustacchini ha meritato premi ambiti; sue opere sono in collezioni italiane e straniere. Nel 1968, lasciata la fabbrica, ha modo di silenziosamente approfondire l'esperienza vissuta nel mondo del lavoro: affidandone gli esiti all'opera pittorica.

Recentemente ha affrontato anche la tecnica serigrafica.

BIBLIOGRAFIA

JO COLLARCHO, Galleria d'arte, «Biesse», a. IV, n. 33, gennaio 1964. «Galleria Il Sagittario», Castiglione delle Stiviere, 25 giugno-5 luglio 1970.  L. SPIAZZI, «Scuola elementare-sala», Gavardo, 8 -2 3 settembre 19 7 3. L.S.(piazzi), D. Giustacchini, «Brescia-arte», n. 8, ottobre 1973.

L. SPIAZZI, D. Giustacchìni, «A.  Studio», a. 11, febbraio 1974.

AA.VV., «Galleria Gavardina», Gavardo, 1975.

«Madre», marzo 1975, pp. 8, 9, Appuntiper un esame di coscienza, con Ill.  G.F. CAFFI, «Piccola galleria U.C.A.I.», Brescia, 14-26 febbraio 1976.

L. SPIAZZI, Arte in città, «Bresciaoggi», 21 febbraio 1976.

A. MAZZA, «Galleria Fonti di Vallio», Vallio, 14-27 agosto 1976.

F. PELIZZARI, «Galleria Gavardina», Gavardo, 3-17 aprile 1977.

«IV Premio Villanuova sul Clisi», 1977, Catalogo.

«Il Ponte», Gavardo, 1977, pp. 12, 13, 111.

F. PELIZZARI, Presentazione per la cartella serigrafica, 1980.  G.S.(tella), Arte, «La Voce del popolo», s.d.

 
 


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