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GIOVAN PIETRO DA CEMMO.  Secolo XV.

Giudicato modesto pittore, vissuto degli «a prestito dai Vivarini, dal Mantegna, Foppa, dai ferraresi e da Bramante, nonché dai miniatori liguri lombardi», il Cemmo occupa tuttavia notevole spazio nella storia pittorica bresciana, per la ni vole attività svolta in città e fuori; così come consistente è ormai la letteratura dati cata ai suoi dipinti. Comunemente chìamato Zuan Piero da Valcamonica, anche in questo appellativo riflette la sua natura pittorica volta alle cose semplici, della sua terra. La sua attività è documentata a partire dal 1474-75 allorché firma le Storie della Vergine nel presbiterio della Annunciata di Borno; del 1486 è il ciclo di Bagolino,, nel 1490 termina la libreria del convento di S. Barnaba a Brescia, oggi più nota come salone Da Cemmo; si giunge così al dipinti di S. Maria a Esine e a Bienno del 1493.  Nell'arco di anni che vanno dal 1498 al 1504 sembra possano collocarsi le decorazioni nel convento degli Agostiniani di Cremona, mentre nel 1507 termina quelle per gli Agostiniani di Crema.  Non provata invece l'asserita sua presenza nel chiostro di S. Agostino degli Eremitani a Padova.  Certa invece la data del 1504 per la pittura della chiesa di S. Lorenzo a Berzo Inferiore. Fra queste opere cronologicamente ordinate, altre se ne inseriscono nei vuoti periodi: così, nel 1476 si possono collocare gli ex voto di Berzo, l'opera di Prestine verso il 1480, mentre le Madonne col Bambino della chiesa di S. Siro a Cemmo e della pieve di Pisogne stanno rispettivamente negli anni 1484 - 1486. Pittore ingenuo, riesce tuttavia a esprimersi con notevole sicurezza d'impianto.  E se I riferimenti ad altri pittori bresciani non sono evitabili, questi attestano nel nostro non comune cultura e una capacità di assimilazione che non hanno però sacrìficato la sua personale vena espressiva. Nelle opere tarde riesce ad adeguare la creazione pittorica alla forma architettonica dell'ambiente in cui è chiamato ad operare, riesce ad esprimersi con «scioltezza vivace ed eleganza notevoli e una finezza disegnativa e ricchezza cromatica che riportano ai più alti esempi della pittura veneto-lombarda a cavallo del secolo».

BIBLIOGRAFIA

Sta in: M. L. FERRARI, «Giovanni Pietro Da Cemmo», Ceschina Ed.  Milano, 1956.

Si veda inoltre:

F. MAZZINI, Restauri di affreschi in Lombardia, «Bollettino arte min.  P.I.», luglio-settembre 1956,p.277. W. TERNI DE GREGORJ, Gli a17ieschi di P. Da Cemmo nell'ex convento degli Agostiniani a Crema, «Arte lombarda», 1958.

C. VERGA, Ricupero di un ciclo di ajfreschi nell'ex convento degli Agostiniani a Crema, «Arte lombarda», 1958.

A. BARTOLINI, Il tempestivo restauro dei dipinti nell'antica chiesa di S Andrea a Malegno, «Giomale di Brescia», 26 marzo 1964.

«Storia di Brescia», Vol. 11.

M. MININI, Il Da Cemmo in Valcamonica, «Biesse», a. V, n. 50, luglio 196 5.

G. VEZZOLI, Storia e arte nel salone Da Cemmo, «Giomale di Brescia», 21 ottobre 197 1.

L. VANNINI, «Brescia nella storia e nell'arte», Vannini Ed.  Brescia, 1971. (Alla Voce: S. Bamaba, p. 115).

«Enciclopedia bresciana», Ed.  La Voce del popolo, Vol. 111, p. 92. (Alla Voce Da Cemmo-salone; p. 320, 111).

L. SPIAZZI, Itinerari artistici bresciani, «Bresciaoggi», 31 luglio 1976.

 
 


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