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GANDINO ANTONIO.  Brescia, 1565-1631. Il Fenaroli lo dice morto il 17 luglio 1630.

In Antonio Gandino si fondono la formazione avvenuta con il Veronese e Palma giovane e la scuola bresciana dominata da Moretto e Lattanzio Gambara. Vastissima la sua produzione a olio e decorativa nella quale ha «depurato la tavolozza dei toni, troppo grigi e lividi del manierismo veneziano» soggiungendo una equilibrata composizione di «netta derivazione bresciana». Che egli abbia raggiunto vasta considerazione lo dicono gli incarichi pervenuti da ogni località bresciana (e l'elenco si può considerare nella «Storia di Brescia») nonché da Bergamo, dove operò per la chiesa dedicata a S. Andrea. Fra le realizzazioni locali basti qui rammentare le più significative che si possono ammirare nella chiesa di S. Agata: I SS.  Francesco e Carlo Borromeo davanti alla Vergine; in S. Maria delle Grazie: Purificazione; in S. Maria del Carinine: Consegna delle chiavi; in S. Nazaro e Celso: Storie della vita di S. Rocco; e la Deposizione dell'Istituto Orfani, considerata il suo capolavoro. Antonio Gandino, col figlio Bemardino e altri noti pittori, ha contribuito a superare il criterio narrativo e didascalico della decorazione per inserirla come completamento allo stile architettonico degli edifici affrontati con i colori, ponendo così per qualche tempo in evidenza e considerazione la scuola bresciana anche al di là dei confini regionali.

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