HOME | PRIMA PAGINA | ELENCO ARTISTI | AGGIORNAMENTI | E-MAIL |
 
 INFORMAZIONI DELL'ARTISTA
 

GAMBARA LATTANZIO.  Brescia, 1530-1574.

La recente, esauriente monografia dovuta alla fatica di P.V. Begni Redona e Giovanni Vezzoli ci esime dal dilungarci troppo sull'opera di Lattanzio Gambara che, per essere esaurita, chiederebbe lo spazio, appunto, d'un grosso volume. Figlio d'un povero sarto, la letteratura ci tramanda che proprio nella bottega del padre lo sorprende in lacrime Francesco Campi, in quel tempo operoso a Brescia, il quale, conosciuto il motivo del pianto dirotto e veduti alcuni disegni del ragazzo poco più che decenne, lo porta con sè a Cremona dove lo educa all'arte e lo fa suo aiutante.  Il ragazzo studia con passione e raggiunge buona cultura. Tornato a Brescia, il Gambara avvicina Romanino e ne diviene discepolo affezionato, collaboratore e... genero, sposandone la figlia Margherita. Eredita al tempo stesso i lavori che il maestro stava affrontando nelle case «di corso del Gambero sulle quali, benché dal tempo guaste, si intraveggono ancora in quarantotto compartimenti le prove gloriose del giovane pittore» come poté affermare Stefano Fenaroli, autore del noto «Dizionario». Ancora col Romanino opera nel palazzi Valotti (ora Lechi) e Averoldi nel 1550, a soli vent'anni, dunque. Lungo diviene il ricomporre tutto il cammino artistico del pittore che, dopo aver operato con i fratelli Campi a Cremona, dopo l'aiuto dato al Romanino, affronta vari palazzi e chiese bresciani: affreschi in S. Eufemia, la pala di S. Maria in Silva, decorazioni a Montirone, due sale di palazzo Martinengo alle Caselle, palazzo Maggi a Codignano... Ma altre opere si devono seguire, a Bergamo (Chiesa di S. Spirito), a Milano (Battesimo di Gesù, parte della Allegoria dell'Abbondanza), le scene mitologiche di villa Lechi, ora ad Edimburgo. Con influenza da Giulio Romano, si rammentano le distrutte quattro vele del cavalcavia del Broletto realizzate nel 1560; la Natività per S. Faustino, veduta dal Vasari in visita a Brescia e al pittore. L'opera sua che recentemente fece dire di sè per i restauri, in grado di ricuperare alla città un nobile salone, è quella che copre tutte le pareti d'un vasto locale di palazzo Avogadro in corsetto S. Agata; come conservate sono le decorazioni d'un palazzo ch'egli aveva acquistato e decorato, dietro il Vescovado. Palazzi Calini a Calino, casa Cimaschi a Brescia lo videro operoso nel 1568, ma già il pittore l'anno avanti era stato a Parma per lavorare nel Duomo di quella città dove tornerà ancora, fino al 1573.  Ed operoso dev'essere stato nel Duomo di Monza, a Rodengo.

Maestosi i dipinti di Parma, vicini e rivaleggianti con quelli del Correggio.  Alla pari dovevano stare quelli eseguiti in S. Lorenzo in città; potevano dirsi compiuti ormai, quando «di pieno pomeriggio il pittore precipitò da un ponte sconnesso e morì» nel 1574, a soli quarantaquattro anni. Gli affreschi vennero poi distrutti da un incendio che danneggiò notevolmente la bella chiesa, come distrutti o scomparsi o trasmigrati sono altri suoi dipinti a Venezia, nelle chiese bresciane di S. Clemente, S. Alessandro, S. Giuseppe, S. Antonio, S. Faustino.La Pinacoteca nostra, fra l'altro, possiede invece un brano d'affresco con l'Autoritratto.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: P.V. BEGNI REDONA-G.  VEZZOLI, «Lattanzio Gambara», Ed.  Banca S. Paolo, Brescia, 1978. 

Si veda inoltre: G. VEZZOLI, Opere del Gambara da salvare, «Giomale di Brescia», 12 dicembre 1978.

C. BOSELLI, Il testamento di L. Gambara, «Arte veneta», XXXII, 1978.

 
 


ENTRA

ENTRA

  


 

 

| HOME |
Codice Fiscale: