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 INFORMAZIONI DELL'ARTISTA
 

GALANTI PIERO.  Brescia, 17 luglio 1885-24 novembre 1973.

Figura emergente di artista è stata quella di Piero Galanti, per lunghi decenni e non solo in ambito bresciano. Nato da Valentino e da Caterina Pola, la sua vita si è alimentata dell'arte e dei profondi affetti familiari.  Dapprima abitante in periferia, nel 1936 aveva potuto trasferirsi nella gentilizia casa di via Gezio Calini.  Della vecchia Brescia Galanti rispecchiava la silenziosa operosità; carattere austero, a volte burbero, ma illuminato da generosi impulsi ed entusiasmi. Poco più che adolescente affronta i genitori che lo vorrebbero impiegato, frequenta la scuola Moretto.  E non abbandona la pittura nemmeno quando le necessità contingenti lo costringono a lavorare dapprima nello studio Dabbeni e poi a trasmigrare a Milano per esercitare l'attività grafica. Militare sul Pasubio durante la guerra mondiale, ha quasi trent'anni allorché, tornato in città, affronta le prime prove artistiche: e dal clima dell'Arte in famiglia prende avvio la lunga serie di mostre collettive e personali in città e fuori. Gli anni Venti rappresentano ancora periodo di ricerca: le tele recano toni fondi, anche nei motivi del Garda ritratto in serotine atmosfere silenti.  Perduta la Madre (1 926), soggiorna sovente sulle rive del lago ed i colori si fanno via via più chiari di fronte a località quali Portese, Gardone, Tremosine. Ed è in quegli anni ricorrente anche l'uso del pastello.  Seguirà poi la serie dei dipinti realizzati su, oltre Fasano, Barbarano, sulla strada recante a S. Michele da dove si può cogliere la vastità dell'acqua incisa dagli inconfondibili tratti dell'isola, del «profilo di Dante» ricreato dalla rocca di Manerba.  Il Vo, alfine; visioni tutte in cui i colori si accendono di dorati riverberi.  Ma accanto al Garda, ecco le varie località di Capovalle, Marmentino, La Valle Camonica, Idro (dagli anni Trenta fino al Sessanta) nelle quali sembra riversare un impeto sempre ratteso nell'opera di ritrattista.  Sono panorami alpestri nei quali il controluce raggiunge pregi di rara bellezza, dove i valori pittorici si accordano ai valori poetici. Galanti ritrattista fa riferimento alla migliore tradizione del secolo passato.  I personaggi emergono da fondi scuri che contribuiscono a far risaltare i cerei volti, la carnagione ricreata con accurata stesura.  Ma quando, affermato, può più liberamente disporre del proprio talento, allora il pittore opera sempre più con scioltezza di tratto, con maggiore inventiva, evidenziando alfine la non trascurabile capacità di introspezione.  E ancor meglio si esprime nei molti volti di bimbi, in quelli di anonime fanciulle colte nel fulgore di cieli montani... negli autoritratti che rappresentano altrettanti momenti felici della creazione pittorica. Umberto Gnutti, i Reguitti, i Glisenti, i Cappellini, l'avv.  Cavalleri, i proff.  Padula e Vincenzo Lonati, le contesse Fenaroli e Cantoni, il maestro Lualdi, il dott. ßelpietro, il sen.  Giorgio Montini sono alcuni dei noti suoi clienti.  In episcopio sono i ritratti di mons.  Giacinto Gaggia e di mons.  Giacinto Tredici.  Dalla Curia vescovile Galanti ebbe l'incarico di effigiare Papa Pio XI, per noto Istituto di credito ritrasse Papa Paolo VI. Se ci si limita nell'elencare i suoi personaggi, i suoi paesaggi ancor più carente è la citazione delle mostre.  Valga tuttavia ricordare le sue presenze alle Gallerie Campana (1923), Vittoria (1946), Triboldi (1948, 1950, 1952, 1954), A.A.B. (1958, 1960, 1962, 1964, 1966) ed alla A.A.B. tornerà anche in seno al gruppo dei pittori della Realtà; a Milano è presente nel 1949 (Galleria Bolzani), a Genova nel 1950 (Galleria Baltenor)... infine, le presenze alla quadriennale di Torino (1924) e la biennale di Venezia (1 930 e 42).  Ma più esteso riferimento può farsi scorrendo l'allegata nota bibliografia. Delusioni e amarezze hanno inciso il suo animo verso lo spegnersi della vita.  La tarda età, alla quale Galanti ha avuto il privilegio di giungere, par avergli chiesto in pegno la consapevolezza dello spegnersi o velarsi degli ideali morali e artistici nei quali aveva fieramente creduto.

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