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Ferrari Giovanni Battista. Brescia, 12 ottobre 1829 - Milano, 26 aprile 1906.

Dapprima studente della scuola di disegno comunale cittadina, fu poi a Milano per studiare presso l’Accademia di Brera con i professori Lange e Zimmerman.

Dopo breve soggiorno in America si stabilì a Milano dove trascorse il resto della vita. Assiduo nel campo artistico del capoluogo, partecipò a diverse Esposizioni di Brera, riportando vari premi anche in rassegne a carattere internazionale; acquistò vasta risonanza come paesaggista, fine e costruttivo.

Se le sue opere maggiori, quali Val di sole, Paesaggio, eseguite nel 18 70, sono in collezioni lontane da Brescia; se Paesaggio della Brianza e Il Lambro sono nella Galleria dell’arte moderna di Milano, altre proprietà della nobile famiglia Scotti, di Milano, e altre ancora a Brera, in Brescia si possono ricordare: le sue partecipazioni alla Esposizione del 1904, la sua amicizia con il Filippini con il quale fu maestro a Francesco Rovetta, alcune presenze in seno alle mostre dell’Arte in famiglia nonché suoi dipinti alla Pinacoteca Tosio Martinengo (Laghetto montano, Lago di Endine, Lago d’Iseo, Val di Ledro e Paesaggio Montano).

La mostra di pittura bresciana dell’Ottocento, allestita nel 1934, allineava suoi dipinti, così come la più vicina, all’A.S.C.A. di Concesio dedicata all’Ottocento italiano.

G. B. Ferrari prese parte alla guerra per la Indipendenza.

Osserva Roberto Ferrari, discendente del pittore: “L’artista visse abbastanza per vedere la crisi che a fine secolo travolse il tipo di pittura di paesaggio in cui era maestro. Con benevolenza viene infatti accolto in quella ultima milanese Esposizione Nazionale di Primavera a cui partecipa nel 1905, un anno prima di venire a morte”.

Soltanto a ottantaquattro anni dalla scomparsa gli è stata dedicata una mostra antologica, a Brescia, nel maggio 1990: importante riscoperta dopo quasi un secolo di oblio. A dare risonanza a quell’evento hanno contribuito il prof. Gaetano Panazza, autore del saggio che apre il catalogo edito con la rassegna, e Roberto Ferrari, il quale anche in seguito si adopererà per rendere giusto merito a Giovan Battista Ferrari, ordinando con particolare cura altre mostre, tra le quali “Gio Batta Ferrari un pittore oriundo solandro” tenuta a Caldes (terra natia del padre) nel luglio-agosto 1992, la successiva “Gio Batta Ferrari, il fascino del paesaggio” rpdottao in Palazzo Todeschini di Desenzano nel settembre-ottobre 1993, ed ancora “Gio Batta Ferrari, la magia della luce” accolta nel Castello di Caldes nel luglio 2000… fino a dare vita alla Associazione artistica e culturale Gio Batta Ferrari operosa in via delle Grazie e ancor oggi promotrice di manifestazioni tese a valorizzare la pittura bresciana fra Ottocento e Novecento, senza per questo ignorare espressioni europee. Una Istituzione in continua espansione che oltre a riunire documentazione su Ferrari ed Emilio Rizzi in particolare, sta ordinando quanto può giovare per delineare compiutamente la storia artistica locale degli ultimi due secoli.

Per Giovan Battista Ferrari è annunciata una ulteriore retrospettiva prevista nel Grande Miglio in Castello nella prossima primavera e destinata a divenire itinerante. Una forte, insistita evocazione compensatrice forse della secolare disaffezione nei confronti di un insigne artista bresciano.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: R. FERRARI (a cura di), “Gio Batta Ferrari (1829 - 1906)”, Caldes, Castello di Caldes, 9 - 30 luglio 2000.

Si veda inoltre: G. PANAZZA, Gio Batta Ferrari, un pittore ritrovato, “AB” n. 14, primavera 1988.

A.L. RONCHI, Trentino. La magia della luce di G.B. Ferrari, “STILE Arte” n. 40, luglio 2000.

G. ORLANDI, Il restauro di Ferrari, “STILE Arte” n. 76, maggio 2004.

 
 


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