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 INFORMAZIONI DELL'ARTISTA
 

Favero Lorenzo. Brescia, 24 maggio 1911 - 26 giugno 1974.

Laureatosi in lettere a Pavia, ha insegnato per trentasette anni in scuole medie. La sua prima vocazione tuttavia è stata la pittura.

Critico d’arte per fogli locali: La Voce del Popolo, Il popolo, L’Italia, Il Cittadino, come pittore era conosciuto come ritrattista del bimbi.

Dopo anni di studio, di copie dagli antichi maestri (veneti in particolare), dopo lunga frequentazione di musei, fra i quali Brera, l’Accademia di Venezia e il palazzo Chiericati di Vicenza, e la vicinanza degli zii Giuseppe e Tita Mozzoni, nonché la scuola di Emilio Rizzi, venne formandosi un gusto suo.

L’orientamento scelto gli ha procurato l’affettuosa accoglienza del pubblico che ha guardato le sue “testine” eseguite a pastello apprezzandole per le “soavi stesure dei toni, d’una raffinata lucentezza”.

Fin dal 1941 presente sulla scena artistica bresciana, nel 1948 ha tenuto una personale a Buenos Aires. Nel 1952 la sua prima personale a Brescia, seguita poi da numerose partecipazioni in campo regionale contrassegnate da segnalazioni e premi.

Più di vent’anni dovettero trascorrere per rivedere riunite in mostra sue opere rappresentative, e fu nel 1973, alla A.A.B.

Tuttavia l’attività di studio è sempre stata assidua, cimentandosi l’artista anche in bassorilievi fra i quali merita ricordo il ritratto del Cardinale Giulio Bevilacqua posto nella chiesa di S. Antonio in via Chiusure.

Da rammentare anche l’attività di illustratore, autore di centinaia di tavolette per diapositive storiche.

Accanto all’attività di ritrattista dell’infanzia capace di rendere d’ogni fanciullo, “secondo che nei suoi occhioni limpidi fiorisca il languore o la mestizia, s’apra un incantesimo o un brio”, il casto stupore o l’amoroso slancio, il sopimento o la fragilità, val ricordare il paesaggista attento ad ogni aspetto della natura: marina, declivi, architettura di caratteristici luoghi…

Colori tenui, scanditi, dedicati anche alle prode dei nostri laghi, l’Iseo soprattutto, a rimeditare aspetti meno appariscenti, ma suscitatori di profonda emozione. Una staticità significativa, come carico di umanità era l’uomo che recava evidente nello sguardo penetrante, nel tratto contenuto frutto di costante disciplina interiore riversata dall’animo nelle opere.

La commemorazione tenuta da chi scrive nella sede dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti nel 1988 ha dimostrato come, a quindici anni dalla scomparsa, la figura del prof. Lorenzo Favero fosse ben presente nel ricordo dei bresciani. Stipato all’inverosimile il salone di Palazzo Tosio, gremito pure il grande atrio antistante e palese la commozione dei presenti.

Evento ricordato con fervore dal dott. Mariano Comini nel 2001, inaugurandosi la mostra che l’Asso-ciazione Artisti Bresciani ha dedicato a Favero e che, curata da Mauro Corradini, ne ha collocato la pittura e l’attività critica nello scenario inquieto e pur fecondo di raggiungimenti, ponendo l’accento sulla coerente visione volta al ricupero della tradizione novecentesca, senza però scivolare in quella dimensione bozzettistica che non gli appartenne.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: R. LONATI, “Lorenzo Favero, docente, pittore e critico d’arte”, Commentari dell’Ate-neo di Scienze, Lettere ed Arti, Brescia, 1988.

Si veda inoltre: R. LONATI, “Catalogo illustrato delle chiese di Brescia aperte al culto, profanate e scomparse”, Brescia, 1994.

M. CORRADINI (a cura di), “Lorenzo Favero”, Brescia, AAB, 21 genaio - 7 febbraio 2001.

M. CORRADINI, Il ritmo classico del saggio Favero, “Bresciaoggi”, 27 gennaio 2001.

F. LORENZI, Ritratti e paesaggi di Lorenzo Favero, “Giornale di Brescia”, 29 gennaio 2001.

 
 


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