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FAGGIAN VIRGINIO. Cucciago (CO) 6 ottobre 1929 - Brescia 19 agosto 2003.

Apprezzato scultore, autore di notevoli complessi plastici, soprattutto chiesastici, come il monumento al b. Ludovico Pavoni, posato nel giardino antistante la chiesa dell’Immacolata, più nota come Pavoniana, Virginio Faggian è pittore da scoprire.

Trasferitosi a Brescia nel 1934, per alcuni decenni è vissuto a Santa Eufemia della Fonte, per trasferirsi poi in uno dei complessi appena fuori Porta Cremona.

La sua abilità grafica è provata dal lavoro di illustratore per libri per ragazzi e di ideatore di plastici geografici che, fotografati, sono stati pubblicati in libri di testo scolastici.

Come pittore esordisce nel 1950 quando un suo Presepio si aggiudica il secondo posto nel Premio “Giovani dai 18 ai 25 anni” al Concorso Giovani Artisti bresciani indetto dal Comitato cittadino per l’assistenza agli artisti. Autorevole la commissione giudicatrice, composta da Emilio Rizzi, Lorenzo Favero, Tita Mozzoni, Franco Salvetti e Augusto Ghelfi.

L’opera premiata è ormai difficilmente identificabile, ma probabilmente era simile ad altre “vedute” dagli intensi colori caldi, solari, evocanti l’afflato poetico che contraddistinguerà tutta la sua produzione pittorica. Che solamente la mostra commemorativa “L’uomo e il molteplice”, prodotta nella ex chiesa di S. Paterio a Santa Eufemie dall’11 al 25 settembre e dal 12 al 30 novembre 2005 ripetuta nella sede cittadina dell’Associazione Artisti Bresciani, ha rivelato assai compiutamente.

Erano proposte circa quaranta opere pittoriche, alcune tarsie, per lo più paesaggi e figure. Le vedute dedicate alla periferia colta negli aspetti raccolti o aperti al tepido sole e vivacizzata da caratteristici carrozzoni ambulanti risaltanti sul verde intenso del panorama di fondo.

Ma l’attenzione di Faggian si è rivolta pure a motivi caratteristici di località lontane: ecco allora i vividi colori di Chioggia, spiagge percosse da mareggiate, il quieto distendersi di acque lacustri. Visioni tutte penetrate da tepida luce. La medesima silente luce intride alcune nature morte rese con puntigliosa verosimiglianza.

Verosimiglianza particolarmente perseguita nella ritrattistica, la positura rivelante il composto atteggiarsi dell’animo. Dove Faggian sembra aver confidato la sua stessa natura meditativa, il suo calore umano che lo ha fatto apprezzare da quanti lo hanno conosciuto, o solo avvicinato.

BIBLIOGRAFIA

G. FUSARI (a cura di), “Virginio Faggian. L’uomo e il molteplice”, Santa Eufemia della Fonte, ex chiesa di S. Paterio, 11-25 settembre 2005. Brescia, AAB, 12-30 novembre 2005.

 
 


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