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Fabiano Franco. Brescia, 1933 - 2005.

Di questo “operatore artistico” si ricordano le prime prove pittoriche: in collettive allestite alla “Galleria del Corso” (1960) e la personale alla “A.A.B.” nel gennaio 1963. Lo presentava allora Giannetto Valzelli che in quei quadri “neri di inchiostro di seppia” ravvisava la celebrazione di una “macerazione e di una rinascita”. Opere in cui finestrucole d’anima rivelavano preziose cristallizzazioni; delicatezze da trina stemperate in una rosolia di malta. Pittura pessimistica che tutto vede consumarsi combusto, quasi nella voluttà disgregatrice della tenebra. Talento singolare Fabiano, e in progressiva evoluzione. Già affermato al Premio nazionale di Acitrezza nel 1961, ha proseguito un cammino approdato sul finire degli anni Sessanta a nuova espressione, alla oggettività: all’uso, pertanto, di nuovi materiali affrontati con tecnica incisoria, più che pittorica.

Ma Fabiano merita essere qui citato per ricordare almeno le notevoli manifestazioni a cui è approdato con questo suo nuovo operare. Se mostre personali ha tenuto a Roma e Firenze (1964) a Bochum (1968), Brescia (1973), esteso e di notevole livello l’elenco delle collettive cui ha aderito: Brescia (1960, 3, 6, 8, 9, 72, 73, 75); Gardone R. (1962); Milano (1963, 4, 7, 8); Castelfranco Veneto (1965); Berna (1966); Berlino (1968); Dusseldorf (1968); e d’ogni città erano gallerie di notevole risonanza quali la “Numero” per Milano, Roma, Firenze o le locali Zen, Acme, Sincron e, da ultimo, lo “Studio ‘80”, nonché noti premi quali “La Parete” milanese.

BIBLIOGRAFIA

R. LONATI, “Dizionario dei pittori bresciani”, Giorgio Zanolli editore, 1984.

 
 


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