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Duranti Giorgio. Palazzolo, 1683 - 15 novembre 1755.

Da alcuni ritenuto nativo di Brescia, fu abate, cavaliere; trascorse la sua vita fra casa e chiesa a Palazzolo. Studioso in vari rami delle lettere, delle scienze, cominciò a dipingere specializzandosi nella raffigurazione di fiori e volatili.

Alternava lo studio e la pittura con la musica, soprattutto a scopo benefico: con il ricavato delle vendite di suoi dipinti contribuì alle spese di costruzione della nuova parrocchiale di Palazzolo.

Presto divenne famoso per il suo genere di pittura, delicata nel disegno e viva nei colori, tanto che sue opere furono assai ricercate anche lontano dalla città. In una memoria manoscritta si legge che “Il 15 novembre 1755 passò a miglior vita inaspettatamente, con pianto universale, il nobile signor conte e abate Giorgio Duranti, pietra fondamentale della nostra chiesa, colonna di essa fabbrica e gemma del clero, il quale pochi giorni avanti donato aveva alla fabbrica due de’ suoi insigni quadri da spedirsi al Re di Spagna”.

Il mondo raffigurato nei dipinti di Giorgio Duranti è “ristrettissimo e formato da uccelli, galline, pulcini, volatili in genere, attentamente osservati e rappresentati in un calcolato elegante atteggiamento, senza aggiunte, scenografie all’infuori di qualche sommario sfondo boscoso, di sapore preromantico”.

Sostiene la Calabi che, appunto per questo carattere di estrema semplicità, riesce difficile istituire confronti e derivazioni tra l’arte di Giorgio Duranti e quella degli animalisti genovesi o napoletani del Sei-Settecento, più ampi e ricchi rappresentatori.

Noti critici e studiosi hanno detto della attività pittorica di Giorgio Duranti, solitamente in tono positivo, rilevando il “colorito ora morbido e sobrio, ora brillante e vivace”. Mentre in altri dipinti ancora, il tono si fa cupo, tanto che dal punto di vista tecnico la produzione può suddividersi in due filoni, tuttavia sempre finemente condotti.

Opere di Giorgio Duranti sono in numerose collezioni pubbliche e private in Brescia, Cremona (Museo Civico), Firenze, Lonato, Palazzolo, Torino (Palazzo Reale), mentre vari dipinti ad adornare sopraporte, sopraspecchiere citati da varie fonti come eseguiti da Giorgio Duranti sono tuttavia di dubbia attribuzione.

Un convegno tenuto in Palazzolo nel marzo 2004 ha consentito di rivisitare e meglio delineare la figura di Giorgio Duranti, sottraendolo alla identificazione con un signorotto-prete di campagna perso nei suoi ozi a ritrarre volatili ma riconoscendolo figura di tutto rispetto nel mondo culturale e artistico del primo Settecento.

Poco dopo, la divulgazione del volume di Chiara Parisio “Giorgio Duranti 1687-1753” proietta in piena luce un uomo e un artista di notevolissima statura e di certa originalità. L’autrice ha individuato 112 opere di Duranti, distinguendone alcune ritenute in passato del fratello Faustino.

Del valore pittorico di Duranti possono attestare il nome delle nobili famiglie Avogadro, Arici, Gaifami, Lechi, Salvadego che commisero lavori, così come li commisero al Ceruti, autore dei famosi Pitocchi. Per non dire della Pinacoteca Tosio Martinengo che esponendo due soggetti al pubblico, altri diciotto ne sottrae avendoli relegati nei depositi, e poi le collezioni pubbliche, oltre quelle già citate, di Bergamo, Firenze, Lonato, Torino, Pavia, Milano, Venezia attestanti il respiro lombardo e non solo dell’artista, al quale hanno attinto non pochi copisti considerato l’apprezzamento per il genere svolto da Duranti e proiettato fin dentro l’Ottocento.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: C. PARISIO, “Giorgio Duranti 1687-1753”, Brescia, Grafo, 2004.

Si veda inoltre: Calendario del “Giornale di Brescia” per l’anno 1955.

M.B.C. GUERRIERI, Duranti, commedie di animali dallo sguardo umano, “STILE Arte” n. 6, giugno 1996.

E. FROSIO, Giorgio Duranti e l’Arcadia a Brescia nella prima metà del Settecento, “Civiltà Bresciana”, a. X, n. 2 (2001).

F. LORENZI, Giorgio Duranti, un pittore della realtà (animale), “Giornale di Brescia”, 9 dicembre 2004.

 
 


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