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Dolci Martino. Brescia, 28 aprile 1912 - 22 aprile 1994.

Per decenni più popolare e amato pittore della “brescianità”. Personaggio noto agli appassionati e non.

Il piccolo mondo in cui ha trascorso gran parte della vita, fra corsetto S. Agata e vicolo Calzavellia, dove ebbe casa fino al recente trasferimento a Porta Venezia, per alcuni ha significato limite alla sua visione pittorica, ma senza dubbio ha giovato alla sua spontaneità. La prima infanzia, trascorsa durante gli anni del primo conflitto mondiale, par relegarlo fra gli “irregolari”: nella scuola è elemento sopportato, solo che fin da quei lontani anni egli palesa personale convinzione su fatti della vita e pertanto non è capito, accettato.

Padre è un “paler” trapiantato in città, girovago venditore di piccoli utensili più volte tentato dall’espatrio; non può offrire al figlio che la visione di modeste cose, e di persone umili abbarbicate al Carmine, in prossimità di nobili dimore, ma costrette in tuguri, a tessere giorni e mesi e anni anonimi.

Ingenuo, serafico, arrendevole, ma capace di impulsi inattesi, Martino Dolci nella sua pittura ha fissato quanto gli si offriva allo sguardo, traducendo nella tela quanto ha amato, accoratamente. Se dapprima nei suoi colori si è colta soltanto la visione apparente, quasi fosse oleografia, si incomincia ora ad accorgersi del moto di “rivolta” fatto non di alte grida, di evidenti gesti, ma pur contenuto nei colori, al pari dello struggente accostamento, fatto di umana signorilità, alla piccola gente frequentatori per consuetudine.

Il ritrarre lo squallore delle “donnine”, così frequenti al Carmine, i miseri locali (e gli animali domestici messi lì per attenuare l’aspetto della miseria), le cadenti facciate di vicoli brulicanti di rifiuti e uomini equivale a evidenziare le insopportabili situazioni, la inarrestabile decadenza fisica e morale d’una piccola parte di umanità.

Ma verranno poi i giorni in cui il significato si estende a tutto il genere umano sofferente, congiunto nei pochi, bellissimi e tragici Crocifissi dipinti da Dolci.

Anche l’epoca in cui si sviluppa la sua carriera artistica contribuisce a segnarne l’intima essenza. Se il primo conflitto ha inciso la sua giovinezza, segnando nella mente desolazione e morte, il secondo conflitto, i sovvertimenti politici precedenti e conseguenti hanno alimentato nel suo cuore speranze andate deluse, con l’accrescersi del desiderio di ribellione, per non dire del dileguarsi di sentimenti che lo hanno dapprima sorretto e ai quali era appassionatamente legato, con i valori semplici e antichi. La contemplazione dell’umiltà, della “sofferenza” che lo circondano non è dunque sterile, ma esplode in accorato bisogno di mutamento, di miglioramento dell’esistenza dei più.

Molto è stato detto della sua pittura, del suo fare trama di trasparenze impressionaste di ferma tradizione, della sobrietà tonale, pur nell’accensione cromatica; pittura che, dopo i corsi serali seguiti con la guida di Gaetano Cresseri ed Emilio Rizzi, ben presto lo ha posto in evidenza in Brescia, fin dal 1930, dove partecipa alle numerose mostre sindacali, riscuotendo fiducia di noti critici locali.

Dopo la parentesi della seconda guerra mondiale, al tornar della pace subito partecipa alle iniziative che porranno le basi per la nascita dell’Associazione artistica di via Gramsci.

Con le numerose collettive, allestite anche in seno al gruppo degli Artisti indipendenti, e le personali ripetute nelle Gallerie di Piazza Vecchia, A.A.B., U.C.A.I., ecc, ricordate dalla bibliografia, val sottolineare le affermazioni riscosse a Francavilla (Premio Michetti 1950); Rovereto, presso la Galleria Delfino, 1951; Verona 1951; Bari 1952; Orzinuovi, negli anni che vanno dal 1956 al 1966 circa; Soncino (1957).

E sono dipinti che raffigurano fanciulle, nature morte, paesaggi urbani e campestri; le ben note Torbiere di Iseo… animali.

Colori vivi che fecero dire la sua tavolozza essere degna di artisti spagnoli. Soprattutto nelle figure dei giovinetti, nei visi dei vecchi si ravvisa, oltre la aromaticità “giocosa”, la tristezza pensosa degli sguardi.

Sue opere sono sparse in innumerevoli abitazioni bresciane e di fuori, in collezioni pubbliche quali la Pinacoteca Tosio Martinengo; fra le private val rammentare quella di Pietro Feroldi, trasmigrata da tempo, e con rammarico, a Milano.

S’è detto che per decenni Martino Dolci è stato il più popolare e amato pittore della brescianità, personaggio noto agli appassionati e no. Tutti, o quasi, infatti, quand’era in vita hanno inteso le poetiche emozioni del suo genuino talento, “felicemente ignaro della storia” ma partecipe al manifestarsi dell’arte non solo in Brescia. Di quell’affetto si proiettano riflessi anche dopo la sua scomparsa e in ogni suo quadro v’è chi individua un frammento vivente della realtà cittadina, pervenendo poi a grande orizzonte creativo fatto luminoso per la singolare capacità di rendere il quadro luce di visioni che intesse memoria e passione.

Questo hanno inteso gli Artisti dell’Associazione San Faustino, nata nel 1982, che subito dopo la morte del pittore, anche per l’amicizia che ci univa – ricorda Eugenio Busi – è nata unanime la voglia di proseguire la nostra strada nel suo nome. E con il volume monografico a lui dedicato nel 1996 ha intrapreso la serie delle pubblicazioni annuali a ricordi dei pittori che hanno interpretato l’animo dei bresciani.

Ma il nome di Martino Dolci ha mosso ulteriori iniziative, fra altre quella del Comune di Nave che nel 1998 ha prodotto la mostra dedicata a “Martino Dolci e la Valle del Garza”: una selezione di dipinti sfioranti le Cartiere della Mitria, le Case di nave e di Monteclane, il rapido scorrere del Garza a Caino, nel fulgore estivo, nel soffio del silente autunno… fino agli interni di ferriere e laboratori risonanti del battito del maglio.

Si deve alla signora Angiolina Dolci Bettoni la “Fondazione Dolci”, che accanto alla conservazione delle opere del pittore pone il fine di sorreggere la creatività locale e produrre mostre o partecipazione a manifestazioni nazionali per tramandare il nome di Martino.

In questa luce va considerata la rassegna organizzata nel 2004 nella Sala “Don Andrea Recaldini” di Buffalora, presenti autorità e folto pubblico. Iniziativa ripresa nel settembre 2005 inaugurandosi la rinnovata e ampliata sede della Associazione Artisti Martino Dolci, elevata a Fondazione.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: AA. VV., “Martino Dolci 1912-1994”, Brescia, Associazione Artisti Martino Dolci, 1996.

Limitata al 1994, fino al 1980 sostanzialmente riflette la nota proposta dal “Dizionario dei pittori bresciani”, differenziandosi nella stesura degli articoli redazionali e a volte nella datazione di alcune pubblicazioni.

Si veda inoltre:

R. LONATI, “Catalogo illustrato delle chiese di Brescia aperte al culto, profanate e scomparse”, Brescia, 1994.

R. FERRARI, “L’Associazione Artisti Bresciani. Un difficile cammino nell’arte e nella cultura. 1945-1995”, Brescia, 1995.

AA. VV., “Martino Dolci e la Valle del Garza”, Nave, Sala Consigliare, 22 ottobre - 1 novembre 1998.

P.V. BEGNI REDONA, “Le opere raccolte da Vittorio Montini nella casa di Concesio”, Brescia, 1998.

R. LONATI, Martino Dolci, dolente omaggio ai luoghi del vivere, “STILE Arte” n. 54, dicembre 2001.

A. SALA, L. ANELLI, “Martino Dolci nei dipinti della Fondazione”, Brescia, Associazione Artisti Martino Dolci, 3-15 settembre 2005.

 
 


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