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Di Prata Antonio. Brescia, 15 settembre 1907 - 26 luglio 1952.

Formatosi nell’ambiente artistico cittadino, giovanissimo ottiene riconoscimento che l’Ateneo civico riserva agli artisti bresciani più promettenti; vince anche numerosi concorsi provinciali.

Partecipa, e si afferma, a premi regionali imponendosi alla attenzione di critici, meritando la fiducia di numerosi collezionisti.

L’attività pittorica, espressa anche nell’affresco, è svolta con impegno esclusivo e solo per garantire tranquillità alla famiglia amatissima si diploma a Brera, per insegnare in scuole statali.

La pittura di Antonio Di Prata, dapprima rivolta agli oggetti più umili, ai piccoli fiori di campo, alla famiglia che sa muovere commossa trepidazione, ancor oggi evidente nelle tele dedicate alla sposa, ai figli, ai congiunti più cari, procede quindi verso gli aspetti molteplici della natura, s’estende al cospetto di vaste visioni solenni, suscitatrici di risonanze profonde.

Come nei paesaggi alla iniziale solidità delle case, degli alberi, delle terre riarse, dei profili rocciosi resi nitidamente con colori squillanti subentra la ricerca di emozioni rivissute attraverso l’amorevole contemplazione della natura, così nei ritratti la corposità statuaria dei personaggi cede alla loro penetrazione spirituale.

Il tono mistico di alcune tele è raggiunto attraverso pochi colori smorzati, tenuamente posati; e l’evidente, appassionato studio degli impressionasti, dei macchiaioli, il sontuoso colore dei veneti che per alcuni può sembrare un limite, rappresentano soltanto riferimenti formali, perché l’amore struggente all’arte e la innata sensibilità dell’artista, troppo prematuramente scomparso, hanno saputo donarci opere che testimoniano la nobiltà dell’animo suo, con l’evidente umano calore.

Quale insegnante, Antonio Di Prata aveva intrapreso la compilazione di un libro (ancora inedito) che educhi al disegno i giovani allievi, e aveva prestato la sua disinteressata opera in seno alla Associazione artisti della città. Dotato di buona voce, fu capocoro del teatro Grande.

Fra le sue opere in affresco si ricorda la decorazione eseguita nella chiesa di Mariana Mantovana.

Dopo la scomparsa, la figura e l’opera di Antonio Di Prata sono state inesorabilmente avvolte da un velo di dimenticanza, nonostante il suo nome sia apparso in alcune pubblicazioni. Solo pochi appassionati ne hanno conservato memoria, e con essa rari dipinti.

Non a torto titola “Antonio Di Prata, il pittore dimenticato” il catalogo edito in occasione della Mostra antologica voluta dagli eredi, in particolare dai figli Mariuccia, Giordano e dal genero Bruno Carnevali, ordinata nella Galleria d’arte “Lo Spazio” nell’ottobre 2004. La cura della rassegna e del catalogo è stata affidata a Giannetto Valzelli, appassionato interprete, che a distanza di mezzo secolo vede la pittura di Di Prata riapparire gioiosamente integra, distinta, affascinante.

La riscoperta di Antonio Di Prata “pittore dimenticato”, ha rappresentato notevole evento per Brescia, motivo di sorpresa per molti concittadini, così da rappresentare, mediante il singolo, occasione per richiamare i fermenti di un’epoca.

Si rileva che negli Apparati il catalogo non propone la Bibliografia completa, bensì una “Antologia” critica che rende ancora utile la nota proposta nella prima edizione del “Dizionario”.

BIBLIOGRAFIA

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D. MAFFONI (a cura di), Antonio Di Prata, “STILE Arte” n. 94, dicembre 2005.

 
 


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