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 INFORMAZIONI DELL'ARTISTA
 

De lai Luigi (Gino). Tignale, 31 ottobre 1891 - Salò, 2 gennaio 1960.

Autodidatta, ha due produzioni pittoriche. Una commerciale eseguita solitamente su cartone preparato: questi dipinti si stanno via via sfaldando a causa di inadeguata superficie di supporto. L’altra, sulla quale va fondato il giudizio critico, scaturita da più meditata ispirazione e contrassegnata da lettere romane a lato della firma, quasi che l’autore le abbia volute additare a chi doveva custodirle.

I soggetti preferiti sono vedute del lago di Garda e nevicate.

Paesaggista di ardita tecnica, si presenta come una rivelazione nel gennaio del 1930 con una personale ricca dei soggetti preferiti. Altro successo riscosse con una cinquantina di opere esposte alla “Bottega d’arte”, nell’aprile 1931.

Nel 1926-1927 si trasferisce a Bergamo, rompendo il soggiorno a Tignale. Poi si trasferisce a Salò (1940 circa) da dove, durante la guerra, si reca quotidianamente a Brescia per lavorare nello stabilimento Breda.

Meglio sembra esprimersi usando la spatola, ed una grande tela è presso l’Azienda autonoma di Merano.

Altre mostre ha allestito in Brescia e fuori (Pisa).

Vicino a noti artisti quali Angelo Landi, G.B. Barbieri, non ha tuttavia riscosso il loro successo, ché, padre di cinque figli, ha dovuto rincorrere affannosamente la vendita dei suoi lavori, a volte eseguiti in serie, a scapito della qualità. Sono quindi pochi i dipinti in grado di dire l’esatto suo valore.

Oltre che pittore, fu “inventore”: ideò un nuovo tipo di aggancio per i treni; il cinguettio famoso della R.A.I., sia pure modificato, ed altre numerose ingegnose cose prodotte tuttavia senza curare la riserva dei brevetti, così che ne perse a volte la paternità.

Fin da bambino aveva manifestato passione alla pittura, tanto che si ricorda che uno dei Cozzaglio gli regalò una cassetta di colori ch’egli usò subitamente.

Sue opere sono in numerose abitazioni gardesane e bresciane: purtroppo appartenenti alla produzione meno significativa, mentre le altre, condotte a volte nella visione che ricorda Petrella o Pavan, sono pressoché introvabili.

Le sue spoglie mortali sono nel cimitero di Tignale.

Le vicende esistenziali e il procedere creativo di Gino De Lai hanno avuto compiuto approfondimento in occasione della mostra voluta dalla comunità tignalese nell’agosto-ottobre 1991, e riflessa nel catalogo curato da Giannetto Valzelli.

La “vita del pittore inventore” è ripercorsa anno dopo anno, con i suoi travagli, le poche consolazioni, i vari riconoscimenti per l’ideazione di strumenti tecnici, gli espedienti per vendere, anche in blocco, i dipinti e raggranellare quel tanto necessario ai bisogni della famiglia fattasi numerosa.

Sono pure evocate le presenze di De Lai nelle ripetute mostre benacensi, bresciane, bergamasche alle quali sempre corrispondono benevoli consensi riportati nella conclusiva “Antologia critica”, coprente gli anni 1929-1949, con una appendice per la mostra postuma ordinata nella Galleria Mazzini nel febbraio 1974.

Dice bene Mario Ebranati nella introduzione alla pubblicazione, che l’evento tignalese, nato come sommesso omaggio all’artista, è diventato fatto di cultura coinvolgente. A beneficio, soggiungiamo, dei tanti appassionati che ancor oggi posseggono uno o più quadretti di Gino De Lai.

A completamento della bibliografia si segnala: G. ORLANDI, Gino De Lai, allarme cartoni, “STILE Arte n. 67, aprile 2003.

BIBLIOGRAFIA.

R. LONATI, “Dizionario dei pittori bresciani”, Giorgio Zanolli Editore, 1984.

 
 


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