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Cossali Giacomo. Secolo XVI.

Secondo Stefano Fenaroli si tratterebbe del figlio di Grazio, che avrebbe ucciso il padre nel 1630. Secondo quanto si evince dal Fenaroli era figlio unico; Agostino Giannotti, in una lettera inviata a Francesco Gambara da Brescia, il 28 ottobre 1626, dice che Grazio era ancora vivo “con tutta la famiglia” e che “è andato il figlio a Milano”. Si tratta di Giacomo? Il probabile.

Ma la certezza dell’efferato delitto è stata seriamente posta in dubbio dal Guerrini, che scoprì l’atto di morte di Grazio Cossali – avvenuta il 4 dicembre 1629 presumibilmente per cause naturali – presso la parrocchia di S. Agata in Brescia.

Dunque, in tanta incertezza, resta soltanto la grande pala con S. Carlo, S. Gottardo e S. Firmo firmata Jacobus Cossalis, 1632, ancor oggi collocata nel Santuario della Madonna della Rosa, in Monticelli Brusati.

È opera di intenti grandiosi non sorretti però da adeguato mestiere. La figura di S. Carlo Borromeo risente dei più noti prototipi del padre.

BIBLIOGRAFIA

L. ANELLI, “Grazio Cossali”, Comune di Orzinuovi, La Nuova Cartografica, Brescia, 1978.

“Enciclopedia bresciana”, Ediz. La Voce del popolo.

R. LONATI, “Dizionario dei pittori bresciani”, Giorgio Zanolli Editore, 1984.

 
 


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