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Cominelli Lodovico (Vico). Lograto, 9 agosto 1902 - Brescia, 15 febbraio 1980.

Figlio di Gezio, decoratore, giovanissimo apprendista nella bottega di Pillera, calligrafo, Vico Cominelli è quindi alla dipendenza di Giuseppe e Vittorio Trainini, Eliodoro Cocccoli, Gaetano Cresseri.

Frequenta nel contempo la scuola “Beato Angelico” di Milano. Il periodo dell’apprendistato lo porta ad operare in varie chiese: a Teglie, Ome, Vobarno, Gussago; in nobili edifici di via Marsala, via Dante, in casa Togni a Brescia.

Appena dopo il 1920 apre propria bottega, intraprendendo intensa attività decorativa per numerosi edifici sacri fra i quali si possono citare quelli di Bettegno, Ossimo, Lograto, Marmentino, Gerolanuova, Gargnano (parrocchiale e chiostro) Bagnolo, Cigole, Seniga, Folzano, Pedergnaga, nonché villa Lozio a Bornato: tappe di una applicazione che si estende per circa due decenni.

Negli anni prossimi al secondo conflitto mondiale è operoso in Villa Carcina (parrocchiale) ed a Provaglio.

Per il periodo del conflitto si ricordano invece le decorazioni nella cappella del Vedet in Pralboino.

Trasferitosi nel Bellunese, compie estese composizioni nelle chiese di Meano e Gasoldo (1944). E in quelle località s’avvicina a gruppi partigiani, aiutando altresì isolati soldati anglo americani e polacchi.

Il ritorno a Brescia coincide con nuova e feconda attività i cui frutti salienti si possono rintracciare a Pilzone, Rovato, Alfianello; mentre in città adorna le cappelle dell’Ospedalino di via S. Rocchino e della Poliambulanza (scomparsa).

Accanto a Giuseppe Mozzoni è attivo in palazzo Martinengo di piazza delle Erbe, mentre altri numerosi restauri sono in edifici danneggiati dalla guerra.

Val ricordare alfine che Cominelli è l’autore del bozzetto per il gonfalone della nostra Provincia, realizzato poi dalle suore a Soiano.

L’attività decorativa aveva richiesto il sacrificio della pittura di cavalletto con la quale aveva partecipato a mostre sindacali fin dal sorgere degli anni Trenta. Presente nel palazzo della vecchia Posta di via Gramsci in occasione della prima mostra degli artisti bresciani nel dopoguerra (ottobre 1945), via via intensifica l’attività di paesaggista, partecipando a varie esposizioni: del Gruppo B, del Bruttanome indimenticato per aver dato vita a vivaci mostre polemiche.

Un suo giovanile dipinto (1930) custodisce la Pinacoteca Tosio Martinengo.

Autore un poco dimenticato, nonostante sia stato ben presente nel clima artistico cittadino negli anni precedenti e seguenti al secondo conflitto mondiale, il suo nome ricorre in scritti dedicati alla storia pittorica cittadina, ma nonostante numerosi suoi dipinti appartengano agli eredi, in particolare al figlio architetto, ancora non è stata proposta una mostra che ne illustri i meriti.

BIBLIOGRAFIA

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P. FEROLDI, “L’Arengo”, a. VIII, n. 1, 1935.

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P. FEROLDI, Orientamenti e indicazioni della quinta sindacale, “Il Popolo di Brescia”, 1 maggio 1940.

P. F., Pittori a convegno, Foglio non id., 11 novembre 1941.

AEQUUS, Duecento opere di artisti bresciani, “Giornale di Brescia”, 24 ottobre 1945.

AEQUUS, Pittori e scultori a convegno in via Gramsci, “Giornale di Brescia”, 24 ottobre 1946.

AEQUUS, Nel mezzo e moderati gli artisti del Gruppo R., “Giornale di Brescia”, 8 maggio 1947.

O. DI PRATA, La mostra collettiva all’Associazione artistica, “Il Popolo”, 11 maggio 1947.

“Giornale di Brescia”, 22 giugno 1951, I dilettanti premiati alla mostra dell’ ENAL.

V. A. Otto artisti del Bruttanome, “Giornale di Brescia”, 23 febbraio 1952.

G. PANAZZA, “Pinacoteca civica Tosio Martinengo”, Ed. Alfieri e Lacroix, Milano, 1959.

DIOCESI DI BRESCIA, “Chiese costruite negli anni 1934 - 1961“, p. 47, Stampa Tip. S. Eustacchio, Brescia, 1961.

G. VALZELLI, I Profeti e la turba…. “Bruttanome”, vol. I (1962), p. 87.

“Il volto storico di Brescia”, vol. III, p. 94.

R. LONATI, “Dizionario dei pittori bresciani”, Giorgio Zanolli Editore, 1984.

 
 


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