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Celesti Andrea. 1637 - 1716.

Avventurosa la vita di questo pittore di origine veneziana. E da Venezia lo si è detto fuggiasco per avere, intorno al 1666, ritratto il doge Nicolò Segredo il quale, insoddisfatto del dipinto, lo vide modificato con l’aggiunta di due orecchie asinine e quindi esposto al giudizio del popolo. La burla costò all’autore il bando dalla città lagunare.

Sta di fatto che, a poco più di trent’anni, egli è nel Bresciano per aprire, unicamente al Tortelli, la via alla pittura nostra del Settecento. Brescia, Lonato, Salò, Desenzano, Toscolano, Verolanuova sono le tappe salienti di una operosità che tocca si può dire ogni località della provincia, con punte fino alle trentine Creto, Pieve di Bono e Riva.

E sono vasti dipinti ad adornare intere pareti di chiese, ove “il brulichio delle immagini dipinte”, illustrate dall’Averoldi con “circonlocuzioni concettose e brillanti d’una prosa ancor seicentesca”, sono oggi non meno ammirati.

Se nelle pur numerose opere il Celesti “giunge ad un liquefarsi della forma” e si fa apprezzare per la piacevolezza della composizione, non mancano atmosfere tumultuose, figure rese con drammatica evidenza. La vastità delle superfici coperte e la mole dei lavori compiuti lo indussero anche a soluzioni condotte sommariamente, ove il colore dell’incarnato rimane freddo ma, nei chiaroscuri, le vesti, i drappeggi sanno sempre di luce.

Tuttavia per definire il valore dell’opera del Nostro, v’è chi ci conduce a Verolanuova dove Tiepolo e Celesti “coprirono con cinque sole tele ben centotrenta metri quadrati, con la freschezza inesauribile che ancora fa stupire.”

V’è poi da ricordare che accanto al pittore di grandi tele (il cui elenco sta nella “Storia di Brescia”) v’è l’ignorato autore di quadri da cavalletto. Questi “ignoti dipinti” hanno mosso fugace attenzione del solo Ivanoff; nessun altro studioso, per una più diffusa illustrazione.

Rinnovato interesse all’opera di Andrea Celesti si è manifestato in occasione dell’acquisizione da parte del Credito Agrario Bresciano del complesso ornativo appartenuto all’antico Palazzo Delai al porto di Toscolano, passato poi ai Maffizzoli e agli Oldi. Ma più ancora per l’impegnativo restauro affrontato negli anni Novanta del secolo appena trascorso, che ha restituito l’originaria freschezza alle numerose grandi tele ornanti presbiterio e navata della parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo di Toscolano del Garda.

Molteplici i temi affrontati dal “pittor fuggiasco”, dalla sfida di Simon mago di fronte all’imperatore alle “storie” dei SS. Pietro e Paolo, ancora di S. Giovanni e S. Marco, di altri Santi, la consegna delle chiavi, la pesca miracolosa… Un complesso stupefacente ammirato in parte, non solo dai bresciani, nel 1994, perché esposto nella sala dei SS. Giacomo e Filippo in città, al termine dei restauri operati da Gianmaria Casella, il cui impegno è ulteriormente protratto su ulteriori teleri, disvelando l’autoritratto dell’autore.

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