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Cavellini Achille. Brescia, 1914 - 8 settembre 1990.

“Fenomeno unico nella storia dell’arte” è stato polemicamente scritto di Guglielmo Achille Cavellini.

Senza l’apporto finanziario di cui dispone sarebbe diventato il personaggio tanto noto il collezionista che va considerato oppure l’operatore artistico, com’egli ritiene? Già questi interrogativi formulati in varie occasioni lasciano intendere come appare, non solo in città, la figura di Achille Cavellini, che pur tanto ha fatto discutere. Ma v’è da domandarsi se mai sia stata tentata fra noi una serena analisi della sua personalità. Nato da famiglia conduttrice di florida azienda commerciale, a sedici anni interrompe gli studi per aiutare il padre; durante il servizio militare si scopre abile disegnatore ritraendo vari commilitoni.

“L’arte lo attrae e lo distrae da qualsiasi altro interesse.”

Avvicina la raccolta Feroldi e intraprende la via del collezionismo; conosce così pittori ormai affermati, mentre in città opera con il gruppo che ha rappresentato la locale avanguardia: Vittorio Botticini, i fratelli Ghelfi, Ragni e Pierca, Aride Corbellini, Lancini, Oscar Di Prata.

Nel 1945 partecipa alla prima vasta rassegna bresciana del dopoguerra e con altri amici bresciani aderisce a esposizioni fuori città. In quegli anni la sua pittura è condotta entro i canoni tradizionali, con accenti espressionistici, pur lo sguardo volto ai fermenti dell’arte non soltanto europea. Quei fermenti determinano in lui una crisi e lo fanno decisamente collezionista: può così possedere opere che avrebbe desiderato comporre. Intraprende altresì collaborazione con riviste varie e nel 1958, per le Edizioni della Conchiglia, dà alle stampe “Arte astratta”.

Riaccostatosi alla pittura, nel 1965 la “Galleria Apollinaire” accoglie il frutto di un lavoro durato tre anni. Inventa gli omaggi, le strutture in legno “opere per metà scultura e per l’altra metà pittura”. Le distrugge alfine, le ricompone entro cassette, fino a bruciarle; e così combuste le propone negli anni 1970-1971.

Gualtiero Schonenberger, presentandolo alla “Galleria Toninelli” di Milano, puntualizza questa fase operativa in cui, con l’evolversi del traguardo espressivo, si alternano i mezzi tecnici adoperati, non ultima la fotografia integrata con applicazioni cromatiche.

L’autostoricizzazione copre l’arco tutto degli anni Settanta. I Manifesti, i francobolli considerati esempi spregiudicati della visual-action-painting, lasciano via via spazio a “25 libri per Cavellini”, “Lettere a Cavellini” (1974), “Diario” e “Cimeli” (1975), “25 quadri della collezione Cavellini” (1976), “Nemo propheta in patria” (1978), fino a “Cavellini in California e a Budapest”, che esaurisce le mostre a domicilio del 1980 e secondo l’autore in grado di determinare la definitiva scomparsa del “mondo delle immagini e avviare quello delle idee.”

Se il collezionista d’arte moderna, con il tangibile apprezzamento di Palma Bucarelli, ha riscosso l’approvazione di critici quali Giuseppe Marchiori, Guido Ballo, Lionello Venturi e Valsecchi e ampi spazi di stampa (A. Albini, M.L. Serini, F. Dentice, tanto per citare quanti suggeriti dalla memoria) nonché di Elvira Cassa Salvi, critico del “Giornale di Brescia”, le testimonianze della popolarità del pittore vanno rintracciate in pagine edite in lontane terre: pagine spesso elogiative, riflettenti inusitate manifestazioni, tanto che Tommaso Trini “L’altro panorama” 13-4-81) riferendosi al festival Interdada ‘80 di Ukiah, definisce Cavellini “con il tedesco Beuys, l’artista più noto fra la generazione neo dada nel West Coast” soggiungendo che per lui “gli americani hanno perso la testa”.

Indubbiamente Cavellini ha saputo divulgare una certa immagine di sé. Nascono in varie località straniere “musei cavelliniani”; ciò non di meno il noto scrittore non può non soggiungere che per “Guglielmo Cavellini, detto Gac, la fama non è ancora sicura.”

L’autostoricizzazione, attuale suo approdo, volutamente sembra rifiutare ogni giudizio critico dichiarandosi in un limbo al di là di ogni contemporanea comprensione: gli evidenti suoi aspetti sono tuttavia intinti di propositi denigratori, irriverenti fino a sfiorare in alcuni casi l’autolesionismo, se non la profanazione di valori dai più considerati distintivi della natura umana.

Ma a queste ostentazioni… provocatorie, non immemori dei noti atteggiamenti di un Dalì, non ci sembra corrisponda il rigore che in arte (come in ogni altra disciplina) nobilita, sublima, sovverte. A nostro sommesso avviso, all’origine di tutto ciò v’è un inappagato desiderio, una intima solitudine irritata (Cavellini è un anziano fra le avanguardie) derivante forse dal dubbio o dalla consapevolezza dell’effimera vita che avrà il trascinante “gioco” intrapreso, con un “comportamentismo” proclamante pretesa alternativa al millenario mondo del colore.

Se l’intellighenzia bresciana poco apprezzò l’operazione di Cavellini, dopo la sua morte è avvenuta la rivalutazione, anche per merito del figlio Piero creatore dell’Archivio Cavellini e del Museo Ken Damy che periodicamente ne rievocano la personalità e propongono sue opere in mostra.

Tra le numerose manifestazioni valga ricordare almeno le due rassegne allestite nel Museo Ken Damy e nella Scuola di Calcinatello a dieci anni dalla morte del “dissacratore”; oppure l’incontro avvenuto alla Fondazione Civiltà Bresciana nel settembre 2004 per il ciclo “I bresciani doc visti dai figli”, ed ancora, l’iniziativa congiunta Museo Ken Damy e Archivio Cavellini che nel settembre 2005 ha proposto i collages “Transformen” risalenti ai primi anni Settanta, in concomitanza con i primi saggi di autostoricizzazione.

BIBLIOGRAFIA

Nota: Si tralasciano gli scritti dedicati a Cavellini collezionista. Per l’attività pittorica si è in grado di riunire soltanto le pubblicazioni in nostro possesso.

AEQUUS, Duecento opere di artisti bresciani, “Giornale di Brescia”, 24 ottobre 1945.

PAGAJA, La mostra degli undici, “L’Italia”, 21 maggio 1946.

L. F.(avero), La mostra degli undici, “Il Popolo”, 23 maggio 1946.

“Il Giornale dell’arte”, 1 luglio 1946, Legato Zuccarelli.

AEQUUS, Pittori e scultori a convegno in via Gramsci, “Giornale di Brescia”, 24 ottobre 1946.

E. SALVOTTI, Artisti bresciani alla mostra di Modena, “Brescia-Lunedì”, 22 maggio 1947.

“Giornale di Brescia”, 24 novembre 1951, Notturna asta alla A.A.B.

“Giornale di Brescia”, 19 settembre 1953, A cinque concittadini e a due forestieri il merito di dividere il Premio Brescia.

“Giornale di Brescia”, 23 aprile 1957, I pittori scoprono Borgosatollo. “Bru(lanome”, Vol. I (1962), Cinque domande per un dibattito.

G. VALZELLI, I Profeti e la turba… “Bruttanome”, Vol. 1, (1962).

“Arte bresciana oggi”, Sardini Ed., Bornato.

E. C. S.(alvi), Mostre d’arte, “Giornale di Brescia”, 19 giugno 1968.

G. V., L’altra faccia del Collezionista, “Giornale di Brescia”, 16 maggio 1970. “Giornale di Brescia”, 3 febbraio 1971, Cronache d’arte.

M. MININI, Cavellini, “Bresciaoggi”, 2 febbraio 1975.

“Corriere poeti e pittori”, n. 18, ottobre 1975, p. 9.

L. SPIAZZI, Arte in città, “Bresciaoggi”, 22 maggio 1976,

R. ROTOLO, Lettera a Cavellini, “Bresciaoggi”, 19 giugno 1976.

L. SPIAZZI, I carboni di Cavellini, “Bresciaoggi”, 29 gennaio 1977.

E. C. S.(alvi), Mostre d’arte, “Giornale di Brescia”, 15 febbraio 1977.

L. SPIAZZI, Arte in città, “Bresciaoggi”, 16 giugno 1979.

E. C. S.(alvi), Mostre d’arte, “Giornale di Brescia”, 26 settembre 1979.

R. LONATI, “Dizionario dei pittori bresciani”, Giorgio Zanolli Editore, 1984.

Si veda inoltre:

“Cavellini. Manifesti centenario”, Milano, Galleria Cenobio-Visualità, 1972.

“7 autoritratti di Cavellini” (foto D. Allegri), Milano, Galleria Pesaro, 28 ottobre - 16 novembre 1972.

“G.A. Cavellini”, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 30 giugno - 9 settembre 1973.

“25 libri per Cavellini”, Milano, Galleria Cenobio-Visualità, 28 marzo 1973.

“Cimeli GAC”, Brescia, Nuovi Strumenti, Ed. Magalini, 1974.

“25 lettere Cavellini”, Brescia, Galleria Nuovi Strumenti, Ed. Magalini, 1974.

“Continuo la serie delle mie mostre a domicilio”, Brescia, Galleria Nuovi Strumenti, 1975.

“Diario di GAC”, Brescia, Maghina, 1975.

“GAC”, Brescia, Galleria Nuovi Strumenti, 1975.

“Arte ambiente”, Mostra collettiva, Brescia, Q.re di Porta Venezia, 20-26 settembre 1976.

“25 quadri della collezione Cavellini”, Brescia, Galleria Nuovi Strumenti, 1976.

“GAC”, Brescia, La Nuova città, Galleria d’arte contemporanea, 18 gennaio - 16 febrbaio 1977.

“1946-1976. Incontri scontri nella giungla dell’arte”, Brescia, 1977.

“Nemo propheta in patria”, Brescia, Galleria Nuovi Strumenti, 1978.

“Cavellini in California e a Budapest”, Mostra a domicilio, 1980.

“Autoritratti”, Mostra a domicilio, 1981.

“GAC. Ritratti impertinenti”, Milano, Galleria Piero Cavellini, 1985.

“Il sistema mi ha messo in croce”, Mostra a domicilio, Torino, Galleria Novara Arte, 13 marzo 1986.

“Cavellini in Giappone”, Brescia, Maghina, 1987.

“GAC: serie di artisti anomali”, Mostra a domicilio, Brescia, 1987.

“GAC”, Brescia, Museo Ken Damy, 1988.

“Vita di un genio”, Brescia, Centro studi cavelliniani, 1989.

“GAC”, Catalogo a cura dell’Archivio GAC, Brescia, Nuovi Strumenti, 1993. Milano, Fondazione Mudima, 12 maggio - 12 giugno 1993.

“Cavellini e la Mail art”, Museo cavelliniano, GC, 1998.

“Buon compleanno GAC”, Concesio, Di là dal fiume e tra gli alberi, 1999, con testo di M. Corgnati.

“G.A. Cavellini 1965-1990”, Brescia, Galleria Nuovi Strumenti, 2000. Catalogo mostra nelle Scuole di Calcinatello.

F. LORENZI, “GAC” Cavellini dieci anni dopo, “Giornale di Brescia”, 21 settembre 2000.

A. OTTAVIANO, Mio padre “GAC” provocatore incompreso, “Giornale di Brescia”, 30 settembre 2004.

F. LORENZI, Paradossi, sberleffi e angosce di un corsaro del sistema dell’arte, “Giornale di Brescia”, 8 settembre 2005.

 
 


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