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Cattaneo Sante, detto Santino. Salò, 8 agosto 1739 - Brescia, 4 giugno 1819.

Allievo del Dusi e del Monti, soprattutto da quest’ultimo attinse, per “quelle atmosfere dorate neo correggesche che circondano e scaldano corpi e oggetti”, ma altri nomi ricorrono per i riferimenti suggeriti via via dalle sue opere: da Maratta al Reni, da Cignaroli a Pompeo Batoni e, ancora, Pittoni, per la teatralità di alcune scene.

Nel 1760 abbandonò, forse per scoramento e per la consapevolezza dei suoi limiti, ogni attività artistica e si ritirò sul natio Garda. Solo nel 1775, in virtù dell’insistenza di G.B. Carboni, del quale nel 1791 farà il ritratto, vi si riaccosta, aprendo a Brescia una scuola di pittura, abbandonandola però nel 1780.

Viaggiò sovente e a Bologna frequentò l’accademia Clementina esercitandosi al nudo. Un disegno custodito dalla Pinacoteca Tosio-Martinengo testimonia invece d’un suo viaggio a Roma.

Presso la Biblioteca Queriniana aveva aperto una scuola di nudo, dal 1810 fu invece professore nel Liceo del Mella.

Più imitatore che creatore, avendo spiccata la capacità di assimilazione, fu epigono del tardo Settecento. Godette tuttavia di buona fama, e numerose sono le fonti che di lui ci dicono.

Anche se artista dal non alto talento, sotto di lui si formarono numerosi pittori nostri, fra i quali Domenico Vantini, Luigi Basiletti, Giovanni Ceni, Romualdo Turrini salodiano.

Nonostante le contrarietà che hanno ostacolato la continuità dell’operare, oggi appare cospicuo e rilevante il frutto del suo pennello. Visitando soltanto le chiese cittadine se ne può avere conferma.

In S. Angela Merici sue sono le stazioni della Via Crucis pervenute dalla precedente fabbrica dedicata a S. Afra. Dalla scomparsa chiesa di S. Antonio viennese è stata rilevata la pala della Madonna col Bambino e S. Luigi Gonzaga. In Santa Croce, la Visitazione di Maria ad Elisabetta ha surrogato all’altar maggiore analoga scena dipinta dal Savoldo, per poi passare al monastero di clausura della Visitazione a Costalunga.

All’altare di S. Benedetto nella basilica dei SS. Faustino e Giovita, Sante Cattaneo ha realizzato nella parete di fondo la veduta di Montecassino, per il IV altare la Deposizione surrogante quella del Romanino, trasferita a Berlino e là distrutta.

Le spoliazioni napoleoniche hanno privato la chiesa di S. Giulia d’un quadro evocante la patrona del sacro luogo, mentre due altari della chiesa di S. Lorenzo si adornano d’un Angelo Custode e della Vergine in gloria e Santi.

Ancora, S. Maria degli Angeli propone la pala con la Madonna col Bambino e le SS. Orsola e Angela Merici, la chiesa di S. Maria in Calchera ha una Madonna col Bambino, quella di S. Maria ad Elisabetta di S. Eufemia della Fonte una scena che dà titolo al sacro luogo.

Anche l’oratorio ronchivo del Patrocinio ha veduto operare l’artista nostro: “attorno all’immagine dell’altare, che un vecchio documento attribuisce a Francesco Giugno, Sante Cattaneo ha dipinto la sua pala” con le figure dei SS. Gioacchino, Giuseppe e Battista volte al soggetto centrale. Con lo Zanardi ha dato vita ad un ex voto,animandolo con figurette.

S. Gaudenzio offerente alla Trinità i suoi sermoni, alfine, è esposto in Duomo Nuovo.

La chiesa di S. Afra in S. Eufemia e quella di S. Francesco hanno veduto Sante Cattaneo operare nella veste di affreschista.

 

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