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Castelli Arturo. Brescia, 1870 - 15 novembre 1919.

“Non ebbe la meritata fama tra il solito pubblico, perché la sua arte non poté essere largamente operosa per l’amara ristrettezza della fortuna e fu arte aristocratica, non di facile comprensione”. Queste parole di Vincenzo Lonati sembrano ancor oggi attuali, perché la memoria di Arturo Castelli resta velata e la sua opera misconosciuta. V’è da sperare che lo studio d’un insigne storico d’arte in avanzata stesura sia alfine dato alla stampa. Sarà senza dubbio l’adeguato, doveroso riconoscimento verso un artista che ha onorato la propria città.

Proprio perché in attesa di questa auspicata pubblicazione, ci si limita a dare succinte note d’un Artista che ne richiede invece di assai estese.

Autodidatta, Arturo Castelli frequentò brevemente la scuola Moretto; affreschista ed autore di opere di cavalletto. Trattò prevalentemente la figura in vaste composizioni velate di malinconia. La sua arte, rivolta ai moti dello spirito, mirò a tradurre nei colori la poesia dell’idea. I risultati rivelano un animo sensibilissimo, ispirato ai grandi maestri del tardo Cinquecento veneto, con qualche influsso del romanticismo di Monaco.

Giovanissimo, già nel 1897 è accolto alla Internazionale di Venezia con l’opera Musica, incondizionatamente elogiata da Ugo Ojetti; a Venezia è nuovamente nel 1901 con Fiori, forse opera da identificarsi con il quadro acquistato nel 1902 dal comune e custodito alla Pinacoteca Tosio Martinengo. Ancora nel 1903 è a Venezia con due Bozzetti e nel 1907 con Dipinto antico e Medio Evo già della raccolta Feroldi.

Numerose le presenze in mostre bresciane, fin dal 1902, anno della partecipazione al concorso per il Legato Brozzoni, cui seguirono ininterrottamente le presenze all’Arte in famiglia, nelle Esposizioni bresciane, fin al primo dopoguerra che vide le iniziative di solidarietà realizzate nel Ridotto del teatro Grande. Vi sono anche sortite con gruppi bresciani, come quella di Verona del 1900, ecc.

Fra le opere a fresco sono: i motivi nello scalone del C.A.B., eseguiti accanto a Chimeri e Cresseri; i soffitti della farmacia Morandi, quelli della Banca Cooperativa di Brescia, Brescia armata nello scalone di palazzo Loggia; i fregi con fiori, animali e putti in palazzo Togni, la lunetta del Duomo vecchio, le figure nella parrocchiale di Padenghe. Numerosi anche i dipinti citati in pubblicazioni varie fra i quali si ricordano: Città notturna, Ricordo di passioni, Sorriso nell’ombra, Vitae lampade tradit, La mia alba, proprietà Togni, Prime tristezze, proprietà Facchini, I due cavalieri e Ritratto femminile della Pinacoteca Tosio Martinengo.

Arturo Castelli espresse anche attività litografica.

Eletto nel 1907 socio dell’Ateneo, fu vicino e amico di noti artefici e studiosi, che ne apprezzarono “l’anima nobile, pura che portò sempre al di là della vita una nostalgia spirituale, un sogno di bellezza, una religiosa sete di infinito”.

BIBLIOGRAFIA

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“La Sentinella bresciana”, 31 agosto 1893, Al circolo artistico.

“La Sentinella bresciana”, 20 agosto 1895, Esposizione artistica.

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