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Cantinone di via F. Cavallotti.

Per circa trent’anni alimentato dalla vivacità e dall’entusiasmo di Tita Dondelli (v), il Cantinone rappresentò punto d’incontro dei bresciani, vecchi e giovani. Ricavato in ambienti antichi (secolo XVI) un tempo parte di costruzioni monastiche e ospedaliere, volte a botte e finestre arcate, era stato arredato con adeguato mobilio e ingentilito da quadri dello stesso “oste - pittore”.

Via via vi convennero artisti, cultori d’arte, intellettuali, lo stesso Canossi, immortalato con un gruppetto di noti pittori (da Rizzi a Mozzoni, da Vecchia a Di Prata e Ragni…) nella lunetta dipinta da Giulio Greppi e ora custodita dalla Pinacoteca Tosio-Martinengo. In quelle salette, Dino Bonardi nel 1946 propugnava il “Manifesto del nuovo Romanticismo”, in quei locali si vagheggiarono e si concretizzarono non poche iniziative nel campo artistico e culturale della città; rivisse anche un aspetto del popolo nostro, attraverso la indimenticata macchietta di Rassega, ritratto dallo stesso Dondelli nel 1919, anno della tragica morte del popolaresco personaggio.

T. Dondelli lasciò il Cantinone nel 1963 allorquando si ritirò a Borgosatollo. Il destino del caratteristico locale era ormai segnato e un brano di vita bresciana tramontato per sempre.

BIBLIOGRAFIA

M. PEZZI, Il Cantinone cenacolo di artisti, “Giornale di Brescia”, 27 novembre 1963.

S. MINELLI, Il Cantinone e Tira Dondelli, “Giornale di Brescia”, 8 marzo 1972.

R. LONATI, “Mezzo secolo, di testimonianze sulla pittura bresciana del Novecento: 1920 - 1970”, Tip. S. Eustacchio, Brescia, 1979.

R. LONATI, “Dizionario dei pittori bresciani”, Giorgio Zanolli Editore, 1984.

 
 


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