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Cailina o Caylina Paolo (Il Giovane). Circa 1485 - Post 1545.

Figlio di Bartolomeo Cailina (v) e nipote di Vincenzo Foppa, non ebbe in dono doti tali per sfruttare appieno la vicinanza del grande zio. Le opere note lo fanno pittore prolifico, ed altre attendono una definitiva attribuzione al suo pennello. Anche la sua identità faticatamente riemerge da un passato assai confuso, tanto che anche il nome gli è stato sovente alterato (Paolo Zoppo, Paolo Foppa, ecc.). Certamente fu intimamente legato a Vincenzo Foppa, tanto da esserne il procuratore a Milano e Pavia negli anni 1503 e 1504 e poi esecutore testamentario ed erede.

Così, fin dagli inizi anche la sua opera è nella scia di quella dello zio: come nella Deposizione per la chiesa di S. Giovanni, a Lumezzane. Forse amico di Giovanni Bellini, a Ferrara deve aver conosciuto il Bembo, che parla di un Paolo da Bressa intento a decorare i camerini di Lucrezia Borgia nel castello estense durante gli anni 1505-1506.

Di poco posteriore, gli è attribuito il polittico in S. Afra, al quale seguirà altra Deposizione in S. Giulia. Dal 1515 al 1522 è inseribile un altro polittico, in Lovere, dove “il richiamo al Francia è quanto mai opportuno… per il vivo squillare di tinte nel cielo luminoso… pur con quelle ingenuità provinciali, con quella mestizia spenta negli sguardi”.

Discussioni ancora potrebbero portare a nuovi approdi critici circa le ante d’organo con la Fustigazione e il martirio dei SS. Nazaro e Celso, datate 1518 e poste nella chiesa omonima; mentre per i riscontri stilistici, sono collocabili negli anni 1510-1527 gli affreschi in S. Salvatore, ove si ravvisano influssi post foppeschi e più lontani ancora.

Echi veneti e più vicini nel tempo racchiudono le opere nella chiesa di S. Agata e raffiguranti Adorazione dei Magi, Natività ed Epifania, così come gli affreschi in S. Pietro in Oliveto, per i quali v’è dubbio di attribuzione.

Sicuramente databili al 1527 sono invece gli affreschi in S. Giulia eseguiti a fianco di Fioriano Ferramola. Il Morassi ha per questa opera tentato le attribuzioni delle parti eseguite dai singoli pittori.

Altre opere sarebbero da ricordare: dall’Ultima cena, ora alla Pinacoteca, agli affreschi nella chiesa di S. Cassiano o quelli di Milzano, Nuvolento, Malonno ondeggianti fra la memoria del Foppa e le impronte date dal Romanino, con il quale Paolo il giovane ha lavorato all’Annunciata di Bienno e la cui influenza è riscontrabile anche nelle opere per la chiesa parrocchiale di Lavone, o a Sabbio Chiese e nel monastero di Provaglio, collegabili pure ai ben più notevoli dipinti in S. Giovanni di Edolo (1530-1532). Quest’ultima opera, pur con evidenti echi romaniniani, ha nota originale, purtroppo non ripetuta nei successivi lavori in S. Maria delle Grazie, nelle telette per la chiesa dei SS. Cosma e Damiano o nella Salita al Calvario, in S. Pietro, ed altre ancora, fino all’ultimo intervento, del 1541-1542, ancora in S. Maria delle Grazie dove la sua pittura diviene “debole ripetizione di accenti lombardo emiliani”.

Paolo Cailina il giovane fu anche miniaturista e ritrattista di non grande valore, come attestano i ritratti di Rovedo Fadino presso l’ospedale civile e del Gentiluomo di casa Da Como a Lonato.

Se questa è la traccia essenziale dell’attività di Paolo da Caylina il Giovane, conferma della sua prolificità perviene dalle più vicine ricerche che hanno consentito di redigere un completo catalogo delle opere, ma che l’esiguità dello spazio dato al “Dizionario” non consente di riflettere. Si può tutt’al più affermare che tutte le maggiori fabbriche sacre cittadine recano segno, più o meno evidente, del suo operare: con quelle già ricordate si notano S. Francesco, i SS. Cosma e Damiano, S. Croce, S. Giovanni evangelista, il Carmine…

Altrettanto può dirsi per quanto delle sue opere rimane nella provincia e oltre: da Lavone a Botticino Sera, da Gussago a Bormio, Provaglio d’Iseo, Manerbio, Castel Mella e, ancora, Cassago di Calvagese della Riviera, Mozambano, Robecco d’Oglio, Lovere, Sondrio.

Del Museo di Budapest il “Compianto di Cristo morto con la Madonna, S. Giovanni evangelista, S. Giovanni Battista, i SS. Faustino e Giovita, Maria Maddalena, un sacerdote e due devoti”. La tela è stata da Achille Glisenti ceduta al Museo nel 1895 come opera di Floriano Ferramola, attribuita poi ad “anonimo bresciano” e solo nel 1978 restituita a Paolo il Giovane.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: P.V. BEGNI REDONA (a cura di), “Paolo da Caylina il Giovane e la bottega dei Caylina nel panorama artistico bresciano fra Quattrocento e Cinquecento”, Comune di Villa Carcina, 2003.

 
 


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