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Botticini Vittorio. Brescia, 23 febbraio 1909 - 20 febbraio 1978.

Da Giacomo e da Orsola Facchi, nell’immediata periferia, è nato Vittorio Botticini, e nel sobborgo di porta Milano frequenta la scuola elementare. Come compagnia ha numerosi fratelli e il tempo del gioco lo trascorre negli orti, forse già osservando il duro lavoro dei borghigiani. Fatto grandicello e guidato dai consigli appresi dal maestro nella scuola della Pace intraprende il disegno. Il primo conflitto mondiale già ne incide l’esistenza; il servizio di leva prestato a Verona gli permette di affinare i rudimenti pittorici ricevuti dallo Scaroni e quindi alla Scuola Moretto. Frequenta infatti l’Accademia Cignaroli dove è presente Angelo Dall’Oca Bianca: conosce Manzù e Tomea ed ha vicino un altro bresciano, Pietro Bianchetti, meritevole di più vasta memoria. Al ritorno da militare, il lavoro anonimo per aiutare la numerosa famiglia; in fabbrica e, nei momenti liberi, la gioia di poter dipingere.

Negli anni Trenta le prime apparizioni in pubblico e i primi consensi. Fra tutti da ricordare l’elogio di Pietro Feroldi, premessa al riconoscimento del Civico Ateneo che gli assegna il pensionato Brozzoni (1938). Ma di nuovo la guerra recide l’attività pittorica e lunghi sono i mesi trascorsi lontano da casa, tanto che il suo fisico ha il primo cedimento; la fuga che lo riporta fra i suoi. Sono di quei giorni quasi clandestini numerosi disegni in cui la pena, le amarezze del pittore si identificano con le pene dei derelitti e degli umili.

A conflitto concluso, il lento, faticoso rientro nella normalità. L’accettazione di un lavoro sfibrante e ben lontano dalle aspirazioni, ma anche l’accostarsi a diversi anìici: Salodini, Ermete Lancini, i fratelli Ghelfi, Aride Corbellini, Pierca e Ragni, Lusetti e Achille Cavellini, vale a dire il gruppo dell’avanguardia in città. E poi il dono grande di un piccolo studio in via F. Cavallotti, e altro ancora nei pressi della Pallata (1950). Verrà poi (1957) il trasferimento in Contrada Cavalletto, grazie alla generosità di Oreste Rodini, che gli concede una accogliente soffitta.

Val ricordare anche che Vittorio Botticini è stato attivo socio della A.A.B. e attraverso quella società ha potuto diffondere in città il frutto delle sue esperienze dovute a contatti con Carrà, Santomaso, Vedova, Morlotti, alla assidua lettura di pubblicazioni quali Frontespizio o Valori plastici. E’ fervido il lavoro, non sempre inteso, che Botticini persegue e fa la sua pittura maggiormente avanzata. Gli sono di guida Maestri quali Cezanne, Braque, Manessier, la scuola parigina, l’astrattismo. Autori e scuole rimediati nel bisogno di comunicare, di rendere partecipi gli altri dei moti di un irrequeto cuore.

Nel 1946 aveva frequentato anche Venezia, e di quel periodo restano notevoli dipinti in cui emerge la tragica visione delle alienanti zone industriali. Da allora numerosi i concorsi: al premio Spezia (1950 e anni seguenti), Premio Brescia (1952 - 1953), Valdagno (1953), tanto per ricordare i più significativi. Rare invece le mostre personali: nel 1944, nel 1963, nel 1972 (a Cremona) e nel 1974.

La qualità dei dipinti via via esposti, sia formale che cromatica, si unisce alla tematica esistenziale. Soprattutto nelle ultime due mostre si evidenziano la lunga tormentata ricerca del pittore e la sua amara partecipazione. Nell’ottobre del 1977 la sua retrospettiva, allestita nelle sale della A.A.B. Opere che testimoniano più di trent’anni di attività. L’opera sua in quella occasione è stata ben illustrata da Elda Fezzi, che fa notare come i “vari cicli di dipinti dicono la disponibilità di Botticini ad apprendere nuovi mezzi materiali e processi, ai fini sempre di ampliare la gamma dei modi di fruire e di partecipare.

Tutta la pittura scrittura dell’operatore testimonia in realtà, come una biografia, il filo rosso di un comportamento che ha avvertito tutte le incertezze, e ne ha fatto pittura tormentosa e pur limpida, una traccia perspicua per intendere i passaggi non indolori della cultura e dell’arte contemporanea nelle sue pause e nei suoi slanci, nelle buone e nelle cattive ragioni del suo svolgersi”.

Se la comprensione della pittura botticiniana è stata per qualche tempo prerogativa di un esiguo gruppo di avveduti notisti d’arte, di qualche amico e appassionato, con il trascorrere degli anni, anche grazie all’ammirevole cura prestata dal figlio Ermete nel preservarne la memoria postuma, l’artista è alfine apparso nella sua giusta valenza che lo fa primeggiare non solo in ambito locale.

Anche i mercanti d’arte hanno colto le possibilità offerte dalla proposta di dipinti di Botticini, tanto che dopo la sua morte si sono susseguite decine di presenze delle sue opere nelle più diverse sedi espositive.

Contemporaneamente si sono moltiplicate le proposte tese ad approfondire la conoscenza della creatività bresciana della seconda metà del Novecento e Botticini appare protagonista accanto a Lancini, i Ghelfi, G.A. Cavellini e pochi altri, mentre ripetute “mostre personali” postume, al tratto evocativo coniugano severo percorso critico.

In questo processo, avviato verso fine anni Settanta, appaiono valide le iniziative condotte dalla Galleria “La Leonessa” (1979), dalla Galleria “Lo Spazio” (1990), dalla Mostra “Il Garda nella pittura europea tra Ottocento e Novecento” (1994), il ricordo proposto dall’A.A.B. mediante antologia commentata da Mauro Corradini nel 19 - 95 ed ancora la raccolta esposta nella Galleria “Gio. Batt. Batta” diretta da Roberto Ferrani nel 1996 e nel 2000 curatore di ulteriore esposizione in Villa Glisenti di Villa Carcina… Per finire con l’ampia selezione proponente i “Paesaggi di lago” accolta nelle Sale dell’Arsenale di Iseo nell’aprile - maggio 2004, accompagnata dal catalogo che si avvalora dei saggi di Elena Pontiggia e Mauro Corradini, della più aggiornata nota bibliografica.

Scelta significativa, la riproduzione di un quadro di Botticini, “Sirmione. Le Grotte di Catullo”, illustrante la copertina del volume “Arte in Camera” edito nel 2004 per catalogare le opere d’arte pittoriche e plastiche appartenenti alla raccolta della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura della provincia di Brescia.

BIBLIOGRAFIA

E. PONTIGGIA, M. CORRADINI, “Vittorio Botticini. Paesaggi di lago”, Iseo, Sale dell’Arsenale, 30 aprile - 30 maggio 2004.

 
 


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