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Bocchi Faustino. Brescia, 17 giugno 1659 - 27 aprile 1741.

Figlio di Giacomo e di Giulia Faroni, ebbe vita tranquilla e forse non si mosse mai da Brescia. La tra-dizione lo vuole allievo dell’Everardi, pittore di battaglie e di bambocciate, e di Carlo Bacivecchi. Dipinse due Santi e storie sacre nella chiesa della Pietà e Storie di S. Benedetto in quella di S. Spirito sempre a Brescia, ma sono opere disperse con la distruzione dei due edifici sacri. Ci resta invece un S. Marco (1726) su una porta della chiesa della Carità.

La sua fama è legata soprattutto alle bambocciate, specie di scherzi pittorici fantastici e divertenti attraverso la deformazione di persone e cose che nell’ambiente veneto lo resero famoso oltre i suoi stessi meriti. Sue opere, sparse in Gallerie e depositi, sono nei palazzi Pitti, Montecitorio, nella Pinacoteca Tosio Martinengo, nel Museo di Breno, nel Museo civico di Padova, nel Museo nazionale di Varsavia, presso la Sovrintendenza alle Gallerie di Milano.

Fu il primo a diffondere nell’Italia settentrionale il gusto per le bambocciate. Rifuggendo tuttavia dal diabolico e dal tragico dei primitivi fiamminghi e non proponendosi mai problemi psicologici. I suoi quadri dai toni per lo più tenebrosi, ravvivati qua e là da rossi, gialli, azzurri, “esprimono cose piccole di pigmei, e di costoro le battaglie, lotte, giochi, balli, convivi, trionfi e mille altre invenzioni tutte capricciose e moventi al riso”. Molte di queste opere furono apprezzate dai contemporanei che andarono a gara nell’acquistarle a ornamento delle loro ville. Quattro dipinti del Bocchi sono stati esposti anche a Varsavia in occasione della Mostra della pittura italiana.

La ricerca condotta nel 1998 da Vittorio Nichilo aggiorna e puntualizza l’attività di Faustino Bocchi, che nel tempo ha goduto di grande apprezzamento ma pure sofferto trascuranza critica. Merito del puntuale aggiornamento è in particolare attribuibile allos tudio sul collezionismo fra la fine del ‘60 e l’inizio del ‘77 che ha consentito di individuare l’acquirente medio dei quadri di Bocchi nel collezionista alle prime armi desideroso di possedere un quadro “alla moda” o curioso.

In questo contesto è inseribile l’episodio che ha protagonista il famoso architetto Filippo Juvara, che presente a Brescia per una perizia relativa al costruendo Duomo Nuovo, anziché farsi compensare con denaro, accettò di buon grado alcuni dipinti del Bocchi.

Lo studio di Vittorio Nichilo si pone pertanto come traguardo significativo nel processo di conoscenza e valorizzazione di un artista considerato “minore” perché bambocciante, forse ignorando il frutto da lui prodotto in altri motivi pittorici.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: A. M. BARONCELLI, “Faustino Bocchi e E. Albricci, pittori di bambocciate”, Supplemento ai Commentari dell’Ateneo, Brescia, 1965.

Si veda inoltre: E. CASSA SALVI, recensione in “Giornale di Brescia”, s.d. (1965).

“Commentari dell’Ateneo “, Brescia, a. 1896.

G. PANAZZA, “La Pinacoteca Tosio - Martinengo”, Ed. Alfieri e Lacroix, Milano, 1959.

G. PANAZZA, “La Pinacoteca e i Musei di Brescia”, Ed. Ist. d’Arti graf., Bergamo, 1968, p. 154.

“Storia di Brescia”, Vol. III.

“Enciclopedia bresciana”, Ediz. La Voce del popolo,

R. LONATI, “Dizionario dei pittori bresciani”, Giorgio Zanolli Editore, 1984.

A. OLIVARI, Bocchi, storie beffarde, di nani irriverenti, “STILE Arte” n. 24, dicembre 1998.

 
 


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