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Bellotti o Belotti Pietro. Volciano 1625 - Gargnano, 27 marzo 1700.

Studiò a Venezia sotto la guida di Michele Forabosco, acquisendo una abilità non comune nei ritratti e nelle mezze figure di capriccio “nelle quali congiunse ad uno studio accuratissimo della natura anche un senso caricaturale”. Ricercato da molti personaggi del tempo fu alla corte del cardinal Mazzarino, del vescovo di Brescia cardinal Ottoboni (poi papa Alessandro Vlll) del duca di Buquerque, dell’imperatrice Margherita, prima moglie dell’imperatore Leopoldo I; della principessa Enrichetta Adelaide, sorella di Emanuele di Savoia e moglie del duca Massimiliano Elettore di Baviera, che lo mandò a prendere a Brescia da due uscieri e lo ospitò a Monaco per sette mesi con un assegno giornaliero di diciotto ungari e con un dono finale di 100 doppie e d’una collana d’oro con proprio ritratto attorniato da 63 diamanti. Fu poi maestro del duca di Uceda, governatore di Milano, con uno stipendio di 50 doppie al mese divenendo poi sovraintendente alle gallerie del duca Ferdinando Carlo di Mantova. La Repubblica Veneta gli commissionava di dipingere la presa e la demolizione della fortezza di Margariti in Albania per un compenso di 600 ducati, nella sala dello Scrutinio.

Disegnò con accuratezza e precisione amando i chiaroscuri, assieme ai colori naturali. Brunati sostiene che “di ogni pittura istoriata o no, che fosse di maniera finita, voleva il Bellotti 100 zecchini e di ogni ritratto 50 filippi. Si che non vi ebbe pittore, o antico o moderno, a quel che sappisi, i cui lavori fossero così premiati”. Ciò non di meno, morì in miseria ospite del fratello, arciprete di Gargnano. Sue opere, si trovano in Musei e collezioni importanti, a Bologna, Braunschweig, Feltre, Firenze (Uffizi, Autoritratto), Madrid, Milano, Pommersfelden, Rovigo, Salò, Stoccarda, Venezia, Vienna, Padova.

L’esatta collocazione delle opere è nella “Storia di Brescia”, Vol. III, p. 614.

Si giunge al 1996 quando, a cura di Luciano Anelli, la Grafo per conto della Vanca Valsabbina pubblica ponderoso volume al quale hanno offerto contributo pure Alfredo Bonomi, Isabella Lechi e Jutta Rosengarten, che ripercorre ogni aspetto esistenziale e creativo di un “artista sfuggente” tanto che non si è potuto ancora radunare un corpus di opere autofrage per ordinarle in un catalogo ragionato. Tuttavia la ricerca condotta in archivi di Mantova, Firenze, Monaco di Baviera, Venezia, Gargnano e in alcune raccolte private, ha portato a identificare anche non poche opere inedite e di notevole bellezza.

Un volume dunque, quello prodotto dalla puntigliosa applicazione di Luciano Anelli, che si propone come significativo traguardo, ma anche come proposizione di ulteriori, imprevedibili raggiungimenti.

BIBLIOGRAFIA

Sta in: L. ANELLI (a cura di), “Pietro Bellotti. 1625 - 1700”, Brescia, Grado Ed., 1996.

Si veda inoltre: G. SABATTI (a cura di), “Dal Moretto al Ceruti. La pittura in Valle Sabbia dal XVII al XVIII secolo”, Sabbio Chiese, Santuario della Madonna della Rocca, giugno - luglio 2002.

E. GIUSTACCHINI, Tra le pieghe del reale, “STILE Arte” n. 2, marzo 1996.

E. GIUSTACCHINI, Il pittore che studiava se stesso nel fondo degli specchi, “STILE Arte” n. 10, luglio 1997.

 
 


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